La macellazione rituale

La macellazione rituale

(Brano tratto, con il consenso dell'autore e dell'editore, dal libro: "Le fabbriche degli animali: 'mucca pazza' e dintorni", E. Moriconi; Ed. Cosmopolis, 2001 - pagg. 46-52)

La questione delle macellazioni rituali ha destato in questi ultimi anni molte discussioni e pertanto merita un particolare approfondimento.

Una realtà dei nostri tempi e del nostro paese, è la commistione sempre più avanzata tra etnie e tra culture di popoli diversi che, essenzialmente per motivi di immigrazione, si sono trovati a vivere insieme. La mescolanza richiede, e richiederà sempre di più, voglia di superare le reciproche diversità per cercare un avvicinamento socio culturale e favorire la convivenza pacifica.

Nel caso specifico, va però considerato che il confronto chiama in causa un terzo soggetto, gli animali, che non hanno forza per esprimere le loro richieste. Si può ricordare come una conquista basilare dell'uomo occidentale contemporaneo sia stata quella di riconoscere la propria responsabilità, in quanto garante dei diritti degli esseri "senza diritti". Questa posizione chiede che siano rispettati con rigore e con costanza proprio i punti qualificanti di questa nuova visione etica: il diritto degli animali alla non sofferenza.

Non è questione di dequalificare i principi delle altre culture, perché non si tratta di instaurare paragoni o dar vita ad una gara su quali siano i valori morali più importanti.

Se il fine è la pacifica coesistenza, non dovrebbe essere così assurdo chiedere la rinuncia a quei comportamenti che contrastano con la morale corrente del paese ospite. Del resto, lo Stato Italiano, relativamente ad altre pratiche culturali, quali la poligamia o l'infibulazione, inaccettabili per la morale corrente, pone un deciso veto.

Ebbene i diritti degli animali devono essere considerati a tutti gli effetti come una conquista culturale di tutto il mondo occidentale, e il loro diritto alla non sofferenza un confine invalicabile.

Invece, il decreto 333/98 (vedi articolo Le "regole" della macellazione) permette che le macellazioni, secondo le ritualità religiose, possano avvenire senza preventivo stordimento dell'animale. Anche se questa norma non costituisce una novità, in quanto era già permessa antecedentemente al decreto, pure l'aspettativa di una larghissima parte della cittadinanza era per un cambiamento che tenesse in considerazione le nuove frontiere della sensibilità.

E' utile ricordare che il Codice alimentare islamico, nel dettare le norme per la macellazione al fine di ottenere carne "Halal", non indica solamente la regola del dissanguamento ma detta varie regole:

1) il macellatore deve essere musulmano;

2) la bestia deve essere orientata fisicamente in direzione della Mecca;

3) il taglio alla gola deve essere eseguito:
- con una lama affilatissima, che non deve intaccare la spina dorsale e non deve essere ritirata finché non siano stati recisi le arterie carotidi, le vene giugulari, la trachea e l'esofago;
- con un solo colpo;
- alla base del collo, se il collo è lungo (cammello, giraffa, struzzo, oca... mentre nella parte più alta del collo se il collo non è lungo (bovini, ovini, caprini...);
- con la mano destra, mentre la sinistra tiene ferma la testa della
bestia;

4) il taglio non deve essere preceduto dallo stordimento della bestia;

5) la bestia deve essere trattata con rispetto, accarezzata, tranquillizzata, fatta adagiare sul fianco sinistro, in un luogo dove non ci siano tracce di sangue o bestie macellate in precedenza, onde evitare che l'odore del sangue terrorizzi la bestia;

6) le gambe della bestia vanno legate, ad eccezione di quella posteriore, che deve essere lasciata libera per dare alla bestia la possibilità di muovere l'arto, attività che la tranquillizza;

7) il taglio deve essere preceduto dalla formula: "Bismillàhi Allàhuàkbar!".

Dalla semplice analisi di queste regole si evidenzia come almeno alcuni punti prescritti del Codice non potranno in ogni caso essere rispettati.
Si deve considerare che la iugulazione senza stordimento, così come viene permessa attualmente, si attua in caso di macellazioni che si svolgono in un normale macello.
Nel macello industriale vengono uccisi molti animali e, pertanto, e inevitabilmente, non sono rispettate le prescrizioni del punto 5 del Codice alimentare islamico, in quanto l'animale, condotto al macello insieme agli altri, non sarà trattato con rispetto superiore ai compagni e soprattutto non potrà essere accarezzato, tranquillizzato e fatto adagiare sul fianco sinistro. Inoltre, quando la struttura è appositamente attrezzata, essa è dotata di una gabbia di ferro che imprigiona l'animale e che, bloccandone i movimenti, contribuisce a terrorizzarlo piuttosto che a tranquillizzarlo. Ugualmente, nel corso delle macellazioni che si susseguono a ritmo elevato, può essere trasgredito anche il punto riguardante il taglio, che deve avvenire con un colpo solo, in quanto si deve considerare che, con la stanchezza dell'operatore, cresce inevitabilmente la possibilità di errori.

Se il problema è il rispetto della tradizione, allora occorre stabilire se sia necessario rispettarla nella sua totalità o se ad alcune parti si può derogare, in quanto sembra innegabile che oggi, e ancor più nel futuro se si utilizzeranno le gabbie metalliche di contenzione, vengono meno alcuni punti prescritti dal Codice alimentare islamico.

Quel che oggi succede è che, in pratica, si accetta di derogare al rituale per le parti che hanno lo scopo di arrecare meno sofferenza all'animale, e non si accetta di derogare a quelle che gli provocano sofferenza.

Le valutazioni sono uguali anche per quanto concerne la macellazione rituale ebraica, che è condotta dall'autorità religiosa e per le quali valgono le stesse perplessità, legate ad una metodica che espone gli animali ad un trattamento doloroso.

Si sostiene che il rito ebraico e quello islamico rappresenterebbero un sistema di dissanguamento più completo dell'animale, a cuore battente.

In realtà l'esame di una normale macellazione presenta una situazione diversa e, per quanto concerne il dissanguamento, molto simile nei diversi sistemi. Nella macellazione con stordimento, infatti, l'animale perde la coscienza di sé, e quindi non è più in grado di sentire dolore, ma il cuore continua a battere. Questo fatto determina un completo dissanguamento, come si può rilevare dall'osservazione degli animali durante la macellazione, che si completa nel giro di circa un minuto e mezzo, due minuti, ed il cuore continua a battere quasi fino al termine della fuoriuscita del sangue.

Gli stessi testi non stabiliscono una netta differenza tra il dissanguamento nei diversi metodi, in quanto le differenze sono impercettibili. Questo sottolinea, ove fosse necessario, il movente puramente simbolico rappresentato dalla macellazione rituale senza stordimento e fa venir meno, quand'anche fosse presentata, la giustificazione di una maggiore igienicità delle carni dovuta alla minore presenza di sangue, perché è un'affermazione priva di fondamento scientifico.

La pratica, invece, introduce elementi di estrema preoccupazione per tutte quelle persone che hanno a cuore la sofferenza degli animali, in quanto nel momento del taglio della gola si raggiunge uno stato di stress e di sofferenza per gli animali veramente molto intenso. Inoltre, se l'animale è imprigionato nella gabbia, lo stato di tensione aumenta considerevolmente per l'impossibilità di fuggire.

Se invece l'animale è contenuto in maniera provvisoria può dare luogo a movimenti inarticolati e violenti per contrastare il dolore dovuto al taglio e alla fuoruscita del sangue. In questi casi si può verificare la conseguenza più negativa e impressionante: l'animale può liberarsi, con movimenti convulsi, e deambulare disordinatamente per l'ambiente, perdendo sangue.

Se il taglio non viene effettuato in modo preciso, come succede quando le macellazioni si susseguono ad un ritmo elevato, e si possono sommare gli sbagli per stanchezza o per necessità di affrettare le operazioni, la morte può essere particolarmente lunga, e può giungere fino ad una decina o più di minuti. Questi due ultimi eventi purtroppo sono piuttosto frequenti.

In conclusione, la pratica della iugulazione senza stordimento non trova giustificazioni anatomiche o patologhe o anche sanitarie ma si configura essenzialmente come una scelta di tipo rituale.

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