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Traduzione a cura di E. Vento/C. Romussi
Fonte: Report dell'API "What's really in pet food"
URL: www.api4animals.org/default.asp?ID=79
Sommario
Tranci di polli sani e ben pasciuti, tagli scelti di
bovino e cereali freschi sono tutto ciò che serve per
l'alimentazione completa e bilanciata di cani e gatti.
Questo è quanto affermano i produttori di pet food
tramite i media. Questo è ciò che le loro industrie
(11 miliardi di dollari di fatturato) vogliono far
credere ai consumatori.
Questo rapporto esplora le differenze tra ciò che
questi ultimi credono di acquistare e cosa realmente
comprano. Ci siamo focalizzati sulle marche più note,
quelle distribuite nei supermercati e nei discount, ma
converrà ricordare che anche molte altre marche
"rispettabili" producono prodotti simili a
quelli qui descritti.
Ciò che sembra sfuggire alla maggior parte dei
consumatori, è che l'industria dei pet food rappresenta
un'estensione delle industrie di alimenti destinati al
consumo umano. Il settore pet food apre un
mercato per gli scarti della macellazione, per i cereali
considerati "non adatti all'alimentazione
umana" e per altri prodotti di scarto che non
potrebbero altrimenti garantire profitti. Per
"scarti" bisogna intendere intestini,
mammelle, esofagi e, probabilmente, le parti malate o
cancerose degli animali macellati.
Tre delle cinque maggiori aziende americane produttrici
di pet food sono filiali delle più grandi
multinazionali alimentari:
- NESTLE'
(Alpo, Fancy Feast, Friskies, Mighty Dog)
- HEINZ
(9 Lives, Amore, Gravy Train, Kibbles n Bits,
Recipe, Vets)
- COLGATE-PALMOLIVE
(Hill's Science Diet Pet Food)
Alle quali possiamo aggiungere:
- PROCTER & GAMBLE
(Eukanuba e Iams)
- MARS
(Kal Kan, Mealtime, Pedigree, Sheba)
- NUTRO
Per le multinazionali alimentari, controllare la
produzione di pet food è un investimento redditizio, un
mercato parallelo, tramite il quale capitalizzare i
propri prodotti di scarto. I prodotti commercializzati
per l'alimentazione di cani e gatti sono centinaia.
Anche se la qualità è mediamente simile, non tutte le
aziende ricorrono ad ingredienti potenzialmente
pericolosi.
INGREDIENTI
Il prezzo non sempre ne garantisce la bontà, ma spesso
costituisce un buon indicatore della qualità dei pet
food: utilizzare proteine di qualità e grano di prima
scelta sarebbe ovviamente impossibile, per aziende che
vendono cibo per cani a 1 euro al chilo, dato che il
costo di ingredienti di buona qualità risulterebbe molto
maggiore del ricavato. Le proteine utilizzate nei pet
food possono provenire da diverse fonti. Quando bovini,
suini, polli, ovini ed altri animali vengono macellati, i
tagli scelti vengono separati dalla carcassa e destinati
ad uso umano, mentre circa il 50% viene impiegato
diversamente. Nella produzione dei pet food, viene usato
tutto ciò che rimane della carcassa: ossa, sangue,
intestini, tendini, legamenti e tutte le altre parti non
consumate dagli umani. Sulle etichette, queste parti
vengono descritte sottoprodotti.
L'etichettatura è ambigua, perché indica gli
ingredienti ma non definisce i prodotti elencati. Negli
Stati Uniti, l'associazione di categoria dei produttori
di pet food riconosce che l'uso di
sottoprodotti rappresenta un introito
addizionale sia per l'industria della macellazione che
per gli allevatori: "La crescita dell'industria del
pet food non solo fornisce ai proprietari di animali
domestici un cibo migliore per i propri animali, ma apre
altri mercati per le industrie che preparano il cibo per
il consumo umano" [1].
Molti di questi scarti costituiscono la discutibile
alimentazione degli animali d'affezione. L'apporto
nutrizionale di questi sottoprodotti carnei può variare
da lotto a lotto. James Morris e Quinton Rogers, due
professori del Dipartimento di Bioscienze Molecolari
della University of California (reparto di Medicina
Veterinaria Davis), sostengono che "Per molti degli
ingredienti comunemente utilizzati nella produzione di
pet food, non è disponibile alcuna informazione circa
la loro biodisponibilità per cani e gatti. Questi
ingredienti sono generalmente sottoprodotti delle
industrie zootecniche, la cui composizione nutritiva
può avere margini di variazione enormi. La richiesta di
adeguare i pet food ai profili nutrizionali consigliati
dall'AAFCO (Associazione Americana per il Controllo
degli Alimenti), non potrà quindi garantirne l'apporto
nutrizionale, fino a quando non verrà analizzata la
biodisponibilità degli ingredienti" [2].
Farine di carne, sottoprodotti ed ossa sono ingredienti
comuni nei pet food. Il termine farina
significa che questi prodotti non vengono utilizzati
freschi: sono riciclati. In cosa consiste il
riciclaggio? Stando al dizionario, "il
riciclaggio è un processo di tipo industriale:
riciclare carcasse di bestiame per estrarne olio dal
grasso tramite fusione". La zuppa di pollo fatta in
casa, con lo spesso strato di grasso che si forma sulla
superficie quando viene cotta, è una sorta di
mini-processo di riciclaggio. Il riciclaggio separa il
grasso dai materiali idrosolubili e solidi, uccidendo i
batteri. Purtroppo, può alterare o distruggere anche
gli enzimi e le proteine che si trovano nella
"materia prima".
Quali possono essere le conseguenze per cani e gatti
alimentati con questi prodotti? Alcuni veterinari
sostengono che gli scarti della macellazione aumentano
il rischio di cancro e di altre malattie degenerative. I
metodi di cottura usati nella produzione di pet food,
come il riciclaggio e l'estrusione (pressione a caldo
usata per "espandere" il cibo secco,
trasformandolo in crocchette), non sempre distruggono
gli ormoni (usati per far ingrassare il
"bestiame" o per farne aumentare la produzione
di latte), né gli antibiotici, né i barbiturici (usati
come anestetici).
Grassi animali
Avrete notato l'odore particolarmente pungente che si
sprigiona quando aprite una nuovo sacco di pet food. Da
cosa dipende? Molto spesso dalla presenza di grasso
animale riciclato, oppure di oli troppo rancidi e
classificati come inadatti per gli umani. Negli ultimi
15 anni, il grasso proveniente dai ristoranti, negli USA, è
diventato la principale componente grassa dei pet food.
Questi grassi, spesso contenuti in fusti da 50 galloni,
vengono generalmente lasciati all'aperto per settimane,
esposti a temperature estreme, senza preoccuparsi del
loro impiego futuro. Le aziende che riciclano questi
grassi li mischiano con altri tipi di grasso,
stabilizzandoli tramite potenti antiossidanti che ne
ritardano il deterioramento e vendono il prodotto finito
ai produttori di pet food [3].
Questi grassi vengono spruzzati direttamente nelle
crocchette, per rendere appetibile un prodotto che
altrimenti risulterebbe insipido o sgradevole. Il grasso
agisce inoltre come collante, al quale vengono infine
aggiunti esaltatori di sapidità. Gli
"scienziati" del pet food hanno scoperto che
gli animali amano il gusto di questi grassi. I
produttori sono dei veri maestri nel costringere un cane
o un gatto a mangiare ciò che normalmente farebbe loro
arricciare il naso per lo schifo.
Farina, soia, granturco, noccioline ed altre proteine vegetali
Negli ultimi 10 anni, la quantità di cereali usati nel
pet food è aumentata. Un tempo, l'industria di pet food
considerava i cereali alla stregua di riempitivi, ma
oggi essi rappresentano una porzione considerevole, nel
cibo per animali. I valori nutrizionali in questi
prodotti dipendono dal grado di digeribilità delle
granaglie. La quantità ed il tipo di carboidrati
determina la quantità di valori nutrizionali che
l'animale assume. Cani e gatti possono assorbire
pressoché tutti i carboidrati di alcune granaglie (ad
esempio, del riso), ma fino a circa il 20% del valore
nutrizionale delle altre granaglie viene perso, in
quanto non digerito. La disponibilità nutrizionale di
grano, fagioli e avena, ad esempio, è scarsa. Gli
elementi nutritivi nelle patate e nel granturco sono
molto meno disponibili che nel riso. Altri ingredienti,
come i gusci delle arachidi, vengono usati come
"riempitivo" o fibra, ma non hanno un
contenuto nutrizionale significativo.
Due su tre degli ingredienti principali dei pet food, in
particolare di quelli secchi, sono quasi sempre cereali.
Nel Pedigree Performance per cani, i 3 principali
ingredienti sono granturco macinato, farina di
sottoprodotti del pollo e farina di glutine di
granturco. Nei 9 Lives Crunchy Meals per gatti, i 3
principali ingredienti sono granturco macinato, farina
di glutine di granturco e farina di sottoprodotti
animali. Dei 4 principali ingredienti del Purina ONE per
cani - pollo, granturco macinato, grano macinato e
farina di glutine - 2 sono prodotti a base di grano...
praticamente, sono lo stesso prodotto. Questa pratica
industriale è nota come suddivisione.
Quando i componenti dello stesso ingrediente vengono
elencati separatamente - come nel caso di granturco
macinato e farina di glutine di granturco - sembra che
ci sia meno grano che carne, anche quando il peso dei
cereali, in realtà, supera quello della carne.
Nel 1995, la Nature's Recipe dovette ritirare dagli
scaffali migliaia di tonnellate di cibo per cani, a
causa delle proteste di consumatori che lamentavano che
i cani alimentati con i prodotti di questa ditta
vomitavano e perdevano appetito. Per la Nature's Recipe,
la perdita ammontò a 20 milioni di dollari. Il problema
era legato alla presenza di un fungo che produceva
vomitossina (un'aflatossina o "micotossina",
sostanza tossica prodotta durante il processo di
stampaggio delle crocchette), che aveva contaminato il
grano. Nel 1999, un'altra tossina fungina obbligò al
ritiro del cibo secco per cani prodotto dalla Doane Pet
Care, compreso Ol'Roy ed altre 53 marche. Questa volta,
la tossina uccise 25 cani. Malgrado causi a molti cani
vomito, inappetenza e diarrea la vomitossina è però
meno tossica di altre. Le tossine fungine più
pericolose possono causare perdita di peso, danni al
fegato, claudicazione e persino la morte, come nel caso
Doane.
L'incidente della Nature's Recipe obbligò la FDA (Food
and Drug Administration) ad intervenire. Dina Butcher,
Assessore alle Politiche Agricole nel Nord Dakota,
concluse che la scoperta della vomitossina nei prodotti
Nature's Recipe non rappresentava un rischio per la
popolazione umana, in quanto "il grano che viene
utilizzato nel pet food non è grano di alta qualità"
[4].
Le proteine di soia sono un altro ingrediente
comunemente usato nel pet food, come fonte energetica. I
produttori le utilizzano anche perché negli animali
producono un senso di sazietà. La soia è stata
collegata a casi si aerofagia in alcuni cani, mentre
altri la sopportano meglio. La soia viene impiegata come
fonte proteica anche in alcuni prodotti vegetariani per
cani.
Additivi e conservanti
Molti prodotti chimici vengono aggiunti al pet food
commerciale per aumentarne il gusto, la stabilità, le
caratteristiche o l'aspetto. Gli additivi non hanno
valore nutritivo; possono essere usati come
emulsionanti, per evitare che l'acqua ed il grasso si
separino, come antiossidanti, per prevenire
l'irrancidimento del grasso o come coloranti e aromi
artificiali, per rendere il prodotto più attraente per
il consumatore e più appetibile per l'animale.
L'aggiunta di prodotti chimici al cibo ebbe origine
migliaia di anni fa (spezie conservanti naturali e
agenti di stagionatura), ma negli ultimi 40 anni, l'uso
di additivi è molto aumentato. Tutti i cibi per animali
contengono conservanti. Alcuni di questi vengono
aggiunti agli ingredienti o alle materie prime dai
fornitori, altri possono essere aggiunti dai produttori
stessi. Dato che questi ultimi hanno bisogno di
assicurare un lunga durata del cibo secco per renderlo
commestibile anche dopo la spedizione e la permanenza in
magazzino, i grassi nei cibi per animali vengono
conservati impiegando conservanti sintetici o
"naturali".
I conservanti sintetici comprendono il BHA e BHT,
gallato di propile, propilenglicole (impiegato anche
come alternativa "meno tossica" agli antigelo
industriali per auto) e trimetilchinolina. La
letteratura relativa alla tossicità, ai rischi o ai
problemi derivati dal consumo continuo di questi
antiossidanti, spesso ingeriti quotidianamente da cani e
gatti, è scarsa. L'impiego di possibili agenti
cancerogeni come il BHA, BHT e la trimetilchinolina
vengono permessi in quantità relativamente basse. Gli
effetti di questi prodotti chimici nel pet food non sono
stati studiati approfonditamente, ma il loro consumo, a
lungo termine, è probabilmente dannoso.
Dato che i risultati dello studio originale sulla sua
sicurezza, effettuati dal produttore (Monsanto) della
trimetilchinolina erano insufficienti, gli è stato
richiesto di effettuare un nuovo e più rigoroso studio.
Questo studio si è concluso nel 1996. Malgrado la
Monsanto non abbia trovato una tossicità significativa
associabile al suo prodotto, nel luglio 1997 il Centro
di Medicina Veterinaria della FDA ha richiesto al
produttore di ridurre della metà il livello massimo di
trimetilchinolina (75 parti per milione).
Mentre alcuni critici del pet food e alcuni veterinari
credono che la trimetilchinolina sia la principale causa
di malattie, problemi cutanei ed infertilità nei cani,
altri sostengono che è il più sicuro, forte e stabile
conservante disponibile per i pet food. La
trimetilchinolina è permessa per il consumo umano
soltanto come conservante per spezie (pepe di cayenna,
chili) in una proporzione di 100 parti per milione - ma
sarebbe molto difficile consumare giornalmente una
quantità di chili che raggiungesse il quantitativo di
trimetilchinolina che un cane consuma tramite il cibo
secco.
Per conservare i grassi ,alcuni produttori hanno
risposto alle preoccupazioni dei consumatori ricorrendo
a conservanti "naturali", come Vitamina C
(acido ascorbico), Vitamina E (tocoferoli misti) oppure
olio di rosmarino, garofano o altre spezie. La farina di
pesce e alcune miscele di vitamine, usate come
integratori nei pet food, contengono conservanti
chimici. Questo significa che cani e gatti possono
mangiare cibi contenenti diversi tipi di conservanti.
Non tutti devono essere indicati in etichetta per legge.
Tuttavia, grazie alle pressioni da parte dei
consumatori, i conservanti usati nel grasso devono oggi
essere esposti in etichetta.
Additivi nei pet food
- Agenti anticoagulanti
- Lubrificanti
- Agenti antimicrobici
- Dolcificanti ipocalorici
- Antiossidanti
- Dolcificanti calorici
- Coloranti
- Agenti ossidanti e dimagranti
- Agenti affumicanti
- Agenti per il controllo del pH
- Agenti deidratanti
- Ausili di processo
- Emulsionanti
- Isolanti
- Agenti fissanti
- Solventi, veicoli
- Esaltatori di gusto
- Stabilizzatori, inspessitori
- Aromatizzanti
- Agenti attivi superficiali
- Agenti per il trattamento delle farine
- Agenti di finitura superficiale
- Ausili di formula
- Sostanze sinergizzanti
- Umidificatori
- Tessuti
- Lievitanti
Mentre la legge richiede studi sulla tossicità
diretta dei singoli additivi e conservanti elencati,
essi non vengono testati per il loro potenziale effetto
sinergico gli uni con gli altri, una volta ingeriti.
Alcuni autori hanno suggerito la possibilità di
interazioni dannose tra alcuni dei più comuni
conservanti [5].
I conservanti naturali, invece, non consentono la stessa
lunga durata come quelli chimici, ma non pongono alcun
interrogativo circa eventuali rischi.
COME VIENE PRODOTTO IL PET FOOD
Per rispettare i requisiti necessari per poter
etichettare un cibo come "completo e
bilanciato", molti produttori effettuano studi di
appetibilità quando sviluppano un nuovo pet food. Un
gruppo di animali viene alimentato col nuovo cibo mentre
un gruppo di "controllo" viene alimentato con
la formula attualmente venduta. Il volume totale
mangiato viene usato come misura per l'appetibilità del
cibo. Le più grandi e famose aziende considerano questo
genere di test il più accurato controllo possibile dei
valori nutrizionali effettivi del cibo e mantengono
grosse colonie di cani e gatti per questo scopo.
Il cibo secco viene prodotto con una macchina chiamata
"estrusore". La materia prima viene dapprima
miscelata, a volte manualmente, a volte con l'ausilio di
un computer, secondo la ricetta preparata dai
nutrizionisti. Nell'estrusore, vengono aggiunti a questa
mistura acqua calda e vapore. La mistura è sottoposta a
pressione, vapori ed alte temperature man mano che
procede verso gli stampi che determineranno la forma
finale del prodotto. Il cibo viene lasciato ad essiccare
e poi viene generalmente spruzzato con grasso,
fermentanti o altri composti che lo rendano più
appetibile. Nonostante il processo di cottura possa
uccidere i batteri, la sterilizzazione del prodotto
finale può essere compromessa durante l'essiccamento,
la copertura con grasso o l'imballaggio.
Gli ingredienti sono simili sia per il cibo umido, che
secco, che semi-umido. La quantità di proteine, grassi
e fibra può invece variare. Una tipica scatoletta di
cibo per gatti conterrà circa il 50% di sottoprodotti
carnei. La principale differenza tra questi prodotti è
il contenuto d'acqua. E' impossibile fare una
comparazione diretta delle etichette dei diversi tipi di
cibo senza una conversione matematica "su base
secca".
La preparazione del cibo umido prevede una miscelazione
degli ingredienti di base con additivi. Ai cosiddetti
"bocconcini", viene data forma dall'estrusore.
Successivamente, la mistura viene cotta ed inscatolata.
Le scatole sigillate vengono infine inserite in
contenitori per la cottura a pressione, nelle quali
vengono sterilizzate. Alcuni produttori cuociono il cibo
direttamente nella scatola.
Per rendere nutrienti i pet food, i loro produttori li
"fortificano" con vitamine e minerali. Come
mai? Perché gli ingredienti che usano non sono di per
sé completi, la loro qualità può essere estremamente
variabile ed il tipo di produzione distrugge molte delle
loro proprietà nutritive.
CONTAMINAZIONI
I pasti a base di farina di carne o sottoprodotti spesso
sono contaminati da batteri, perché non sempre
provengono da animali macellati. Ad essere trasformate
in farine, sono generalmente le carcasse di animali
morti per malattie, ferite o vecchiaia. L'animale morto
può essere trasformato soltanto diversi giorni dalla
morte; è per questo motivo che la sua carcassa può
spesso essere contaminata con batteri tipo Salmonella ed
Escherichia Coli. Si stima che più del 50% delle farine
di carne siano contaminate dai pericolosi batteri di
E. Coli. La cottura può uccidere i batteri, ma non
elimina le endotossine che alcuni batteri producono
durante la crescita e che rilasciano quando muoiono.
Queste tossine possono causare malattie. I produttori di
pet food non testano i loro prodotti per le endotossine [6].
Un altro genere di tossine pericolose sono le
micotossine: provengono da muffa o da funghi, tipo la
vomitossina del caso Nature's Recipe e aflatossine del
caso Doane. La crescita di questa muffa può imputarsi a
pratiche scadenti di coltura, essiccamento e stoccaggio,
mentre gli ingredienti maggiormente contaminati da
questa micotossina sono le granaglie tipo grano e mais,
la farina di semi di cotone, le farine di noccioline e
quelle a base di pesce.
PROBLEMI CAUSATI DA UN'ALIMENTAZIONE INADEGUATA
L'idea che esista un pet food in grado di fornire a cani
e gatti tutti i nutrienti di cui avranno bisogno durante
il corso della propria esistenza è un mito. Gli
ingredienti primari della maggior parte del pet food
commercializzato sono le granaglie. Molti consumatori
acquistano il medesimo prodotto per lunghi periodi,
costringendo i loro compagni animali ad assumere
soprattutto carboidrati, con scarsissime variazioni. La
dieta attuale di questi cani e gatti è lontanissima
dalla dieta proteica, molto variata, tipica dei loro
antenati. I problemi legati alla dieta industriale sono
verificabili quotidianamente, in qualsiasi laboratorio
veterinario: vomito, diarrea e infiammazioni sono i
sintomi più frequenti di problemi digestivi cronici.
Le allergie alimentari sono diventate una malattia
quotidiana ed il mercato delle diete con "antigeni
limitati" o "nuove proteine" è diventato
un affare multimiliardario. Queste diete sono state
create appositamente per curare la progressiva
intolleranza ai cibi commerciali sviluppata dagli
animali.
Molti pet food sono prodotti con ingredienti proteici a
bassissima digeribilità. Le diete basate su questi
prodotti contengono proteine con digeribilità inferiore
al 70%. Alcuni "riempitivi" e le fibre
utilizzati in questi cibi possono anche causare coliti
(infiammazioni del colon). La maggior parte dei
produttori di pet food non pubblica statistiche di
digeribilità e questo dato non è mai apparso sulle
etichette.
Vomito e diarrea acuti sono spesso un sintomo di
contaminazione batterica e di tossine prodotte dai
batteri. Sia un immagazzinaggio improprio che l'aggiunta
di acqua o latte per ammorbidire il cibo, lasciato poi a
temperatura ambiente, possono causare la moltiplicazione
di questi batteri. Questa pratica, però, viene ancor
oggi suggerita per gli alimenti destinati ai cuccioli.
Le formule e l'uso suggeritone dai produttori hanno
aumentato inoltre l'incidenza di altri problemi
digestivi: alimentare l'animale solo una volta al giorno
può causare irritazione dell'esofago. Offrire due
piccoli pasti è molto meglio. Per cani e gatti, anche i
problemi del tratto urinario sono strettamente legati
all'alimentazione: ostruzioni, cristalli e calcoli, sono
spesso aggravati dall'uso di pet food industriali. Nei
gatti, si stanno diffondendo nuovi tipi i calcoli, più
pericolosi di quelli ritenuti "comuni". Le
manipolazioni dei pet food modificano l'acidità
dell'urina e la quantità di alcuni minerali, con
effetti diretti nello sviluppo di malattie. Anche i cani
sviluppano calcoli a causa delle diete industriali. E'
dimostrato che, sia nei gatti che in alcuni cani, la
carenza di taurina può condurre (oltre che alla
cecità) a problemi cardiaci spesso fatali. Questa
carenza, in passato, era spesso legata ad un
quantitativo inadeguato di taurina nei pet food, che,
per questo motivo, vengono attualmente addizionati con
taurina.
L'eccesso di calorie tipica delle formule
commercializzate per cuccioli, promuove la loro crescita
rapida; ma una crescita rapida, per alcune razze canine
di taglia grossa, ha mostrato di contribuire
all'insorgenza di malattie delle ossa e delle giunture.
Sono state quindi introdotte "formule
speciali" destinate ai cuccioli di razze di grossa
taglia, ma quest'innovazione non aiuterà gli
innumerevoli cani che hanno vissuto e sono morti con
malattie alle giunture.
Esiste infine una cospicua evidenza che l'ipertiroidismo
nei gatti sia il risultato di un alimentazione a base di
pet food industriali. E' una malattia nuova, apparsa
agli inizi degli anni 70, quando il cibo in scatola
cominciò ad essere distribuito nei supermercati. La
causa esatta non è ancora conosciuta, ma è una
malattia grave, a volte fatale ed il suo trattamento
estremamente dispendioso.
BIBLIOGRAFIA
Dr. Pitcairn's Complete Guide to Natural Health for
Dogs & Cats
Richard H. Pitcairn, D.V.M., Ph.D. & Susan Hubble
Pitcairn - Rodale Press Inc., ISBN 0-87596-243-2
Vegetarian Cats & Dogs
James A. Pedan - Harbingers of a New Age, ISBN 0-941319-02-4
The Consumer's Guide to Dog Food
Liz Palika - Howell Book House, ISBN 0-87605-467-X
Reigning Cats and Dogs
Pat McKay - Oscar Publications, ISBN 0-9632394-1-4
The Healthy Cat and Dog Cookbook
Joan Harper - Pet Press, ISBN 0-525-47586-9
Food Pets Die for: Shocking Facts about Pet Food
Ann N. Martin - NewSage Press, ISBN 0-939165-31-7
Cat Care Naturally
Celeste Yarnall, Charles E. - Tuttle Co. Inc., ISBN
0-8048-3025-8
"It's for the Animals!" Guided Tour of
Natural Care Cook Book & Resource Directory
Helen L. McKinnon, C.S.A. Inc. (It's for the Animals! -
P.O. Box 5378; Clinton, NJ 08809 fax 908-537-6610)
Questi due libri elencano gli ingredienti e le
informazioni nutrizionali per i pet food più diffusi:
The Cat Food Reference
Howard D. Coffman - PigDog Press, ISBN 0-9645009-3-0
The Dry Dog Food Reference
Howard D. Coffman - PigDog Press, ISBN 0-9645009-1-4
Note
[1] Pet Food Institute, p. 2.
[2] Morris and Rogers, p. 2520S.
[3] Corbin, Jim, p. 81.
[4] Cargill and Vargas, p. 36.
[5] Strombeck, pp. 50-52.
[6] Smith, p. 1397.
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