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Fonte: volantino dell'associazione Progetto Vivere Vegan
(www.viverevegan.org)
Sommario
TUTTE LE STRADE PORTANO AL MACELLO
Un luogo comune vuole che chi non mangia carne ma solo derivati animali,
come latte e uova, non contribuisca all'uccisione degli animali. Non è così.
La strada verso il macello per le mucche "da carne" è breve (2-3 anni);
quella delle mucche "da latte" si allunga un po' (5-6 anni), ma porta
ugualmente al macello. E dopo sofferenze atroci. Bere latte vaccino o
mangiare formaggio, con o senza caglio animale, significa causare la
macellazione dei vitelli, che la mucca viene costretta a partorire, per
poter produrre latte.
Non c'è nulla di "naturale" nella produzione di latte
vaccino e nel suo consumo da parte nostra: le madri producono questa
secrezione mammaria per nutrire i propri vitelli. L'allevatore si intromette in questo ciclo naturale e lo sconvolge in modo drammatico.
LA "VIA LATTEA" E' COSTELLATA DI SOFFERENZE
La mucca destinata alla produzione di latte subisce innumerevoli violenze.
Innanzitutto, viene ingravidata con l'inseminazione artificiale per
consentire all'allevatore di programmare la mungitura. La lattazione e
quindi la produzione è possibile infatti solo dopo la nascita del vitello,
che viene separato dalla mucca subito dopo il parto. La madre lo cercherà
invano per giorni. Suo figlio, costretto ad una alimentazione artificiale,
se maschio verrà macellato entro pochi mesi (per produrre la "vitella da
latte"), se femmina trascorrerà alcuni anni, imprigionata in un allevamento,
a figliare per produrre latte. In ogni caso, tutti questi animali sono
destinati al macello.
Dopo il parto, la mucca "da latte" produce latte per circa dieci mesi. Negli
allevamenti, però, viene nuovamente fecondata ancor prima che la lattazione
finisca, per la massima continuità della mungitura. Il regime di
sfruttamento è molto pesante: dopo quattro-cinque cicli di lattazione con
relativi parti di vitelli, la mucca comincia a perdere "produttività" a
causa di malattie come le mastiti, indotte dalla mungitura continua, quasi
sempre meccanica, o semplicemente per l'eccessivo sfruttamento. Per
l'allevatore è quindi più redditizio mandarla al macello e venderne la
carne, sostituendola con un animale più giovane ed "efficiente".
Così, una
mucca che in natura potrebbe vivere fino a quarant'anni, chiusa in un
allevamento o in una fattoria biologica viene uccisa dopo pochi anni di
sfruttamento. Essendo relativamente a buon mercato e di produzione
nazionale, le mucche "da latte" forniscono molta della carne che troviamo
nelle macellerie italiane, e negli hamburger di McDonald's.
L'indotto legato
alla macellazione dei bovini è vasto: la pelle è utilizzata per
confezionare scarpe, vestiti, arredi; il collagene viene impiegato
dall'industria cosmetica; la gelatina è usata nella produzione di pellicole
fotografiche; con le ossa sono realizzati filtri; gli "scarti" (corna,
unghie, sangue...) diventano concime.
LA PUBBLICITA' INGANNA
Nell'immaginario della maggior parte dei consumatori, i bovini vivono su
pascoli felici, donandoci con piacere il loro latte. Si tratta di una
fantasiosa costruzione pubblicitaria: nel mondo reale, nessun allevatore - neppure in un allevamento biologico - potrebbe permettersi il mantenimento
delle mucche, quando diminuisce o cessa la loro produzione di latte.
Tantomeno potrebbe evitare di uccidere i vitelli maschi, fatti nascere
unicamente allo scopo di forzare le mucche a produrre latte. Per mantenere
un numero così grande di "capi improduttivi" occorrerebbero infatti
estensioni di terreno e quantità di risorse tali da rendere fallimentare
qualsiasi tipo di allevamento.
IL LATTE VACCINO E' NECESSARIO... AI VITELLI
In natura, nessun animale beve il latte di un'altra specie, né, una volta
svezzato, continua a bere quello materno. Non stupisce, quindi, che molte
persone siano intolleranti al latte vaccino. L'industria alimentare, per
vendere, commercia tipi di latte modificati "per ogni esigenza", compreso un
latte per chi è intollerante. La verità è che una dieta equilibrata, a base
vegetale, fornisce tutto ciò di cui ha bisogno il nostro organismo.
La ricerca biomedica, inoltre, mostra come l'assunzione di latte e latticini
sia collegata a diverse patologie: diabete, artrite, tumori, otiti,
infiammazioni delle mucose e delle vie respiratorie.
SVEZZATI SI VIVE MEGLIO
E' facile evitare il latte animale: esistono prodotti vegetali buoni, sani e
nutrienti, che lo sostituiscono egregiamente anche nelle ricette (sul sito
www.vegan3000.info
ne troviamo moltissime). Nei negozi di prodotti naturali
e nei supermercati troviamo il latte di soia, di mandorle, di avena o riso,
yogurt, panna e gelati di soia o riso, oltre al tofu (conosciuto come
"formaggio di soia") che, in crema o panetti, si può cucinare in mille
maniere.
La produzione di latte animale significa sfruttamento e morte non
solo per gli animali, ma anche per la Terra. Gli escrementi bovini inquinano
terreni e falde acquifere; i gas biologici prodotti dai bovini inquinano
l'aria. Il grande consumo di energia, acqua e vegetali per mantenerli riduce
significativamente la disponibilità di risorse. Le industrie che ruotano
intorno al macello, in modo particolare quella della concia della pelle,
sono fra le più inquinanti. Stiamo pagando un prezzo altissimo per ottenere
dal latte animale quello che è possibile ricevere direttamente dai vegetali.
Senza rinunciare al gusto e al nutrimento.
GLI ANIMALI SONO ESSERI SENZIENTI
Noi trattiamo in modo diverso gli animali a seconda della cultura del paese
in cui viviamo. In Europa, abbiamo eletto cani e gatti ad animali
"d'affezione" da proteggere e non uccidere, e preserviamo dall'estinzione
alcune specie selvatiche. Viceversa, ne abbiamo selezionati altri per essere
allevati, sfruttati e uccisi. Non è incoerente questo atteggiamento? Gli
animali sono tutti senzienti, capaci di soffrire e gioire.
Anche le strade del latte di capra, pecora e bufala... portano al macello.
Sono sempre più numerose, in tutto il mondo, le associazioni di
nutrizionisti e medici che promuovono la dieta vegana: tra queste, in
Italia, la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana Onlus (www.scienzavegetariana.it)
e negli Stati Uniti il Physicians Committee for Responsible Medicine (www.pcrm.org).
I LUOGHI COMUNI DA SFATARE
- La mucca "da latte" non viene uccisa.
- Se la mucca non viene munta, soffre e rischia di morire. Se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via.
- Il latte di mucca è indispensabile per la crescita e nutriente per gli adulti.
- L'unica buona fonte di calcio è il latte di mucca.
I LUOGHI COMUNI SFATATI
- La mucca "da latte", viene macellata, dopo pochi anni di vita, quando
comincia a rendere meno e per l'allevatore diventa più redditizio
sostituirla con un animale più giovane. I vitellini che è costretta a
partorire finiscono anch'essi al macello.
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La mucca, come tutti i mammiferi, produce latte per i suoi figli, senza
eccedenze, e smette di produrlo quando questi terminano lo svezzamento.
Senza l'intervento umano, le mucche seguirebbero il proprio ciclo biologico.
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Milioni di persone in tutto il mondo, bambini e adulti, fra cui anche
atleti, sono vegani. Per gli umani è bene alimentarsi con il latte materno
fino allo svezzamento (possibilmente fino ai due anni di vita), dopodiché
una dieta equilibrata a base vegetale fornisce tutti i nutrienti necessari.
Lo ha affermato nel suo Position Paper l'American Dietetic
Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti americana.
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Il calcio è presente in molti vegetali; ne sono ottime fonti, fra l'altro le
verdure a foglia verde (rucola, spinaci, bietola...), le crocifere
(cavolfiore, cavoli, broccoli...), i legumi (soia, ceci, fagioli...), la
frutta secca (mandorle, fichi, nocciole...) e alcune acque minerali.
ALCUNI DATI
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Il 60% della produzione mondiale di soia viene usato per nutrire gli
animali. Così, attraverso i mangimi, la soia, in gran parte geneticamente
modificata, entra nella catena alimentare umana e inevitabilmente viene
consumata da chi mangia carne, latte e derivati.
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95.000: gli allevamenti con mucche "da latte" in Italia nel 1999 (1)
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2.065.000: le mucche "da latte" detenute negli allevamenti italiani nel 2000 (2)
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386.000: i vitelli italiani di meno di un anno destinati al macello nel 2001 (3)
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86.872.000: i litri di latte prodotti in Italia nel 1998 (4)
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643.963: le mucche macellate in Italia nel 2000 (5)
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13 miliardi di euro: i contributi annui EU per la zootecnia italiana (6)
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260 euro: le tasse annue che ogni cittadino EU paga per sostenere la zootecnia (7)
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12,4 miliardi di euro: il fatturato delle industrie lattiero-casearie italiane (8)
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Oltre un miliardo di euro: il fatturato annuo del Gruppo Cremonini (Modena), primo produttore di
hamburger in Europa, che fornisce circa 24 mila tonnellate di hamburger -
carne di mucca da latte - a McDonald's (9)
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3,8 miliardi di euro: il 58% del fatturato del Gruppo Parmalat (Milano), primo produttore di latte
nel mondo, derivante da latte e latticini (10)
(1) (2) (3) (4) (5) dati ISTAT.
(6) (7) (8) E. Moriconi, "Le fabbriche degli animali", 2001, Cosmopolis, Torino.
(9) (10) Centro nuovo modello di sviluppo, "Guida al consumo critico", 2002 Sermis, Bologna.
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