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di Marco Lorenzi e Luciana Baroni
L'incidenza di cancro mammario varia nei diversi Paesi del mondo: è elevata negli USA
e nel mondo occidentale e bassa nelle popolazioni asiatiche. Quando però gli individui
appartenenti a popolazioni a basso rischio migrano verso paesi "civilizzati", il vantaggio
viene azzerato e il loro rischio di contrarre il cancro alla mammella diventa pari a quello
delle popolazioni dei paesi occidentali. A partire da queste osservazioni è stato ipotizzato
che alcuni fattori ambientali come la dieta possano favorire l'insorgere di questo (ed altri)
tipo di tumore.
Uno dei primi studi epidemiologici che ha indagato il rapporto tra il cancro alla mammella
e la dieta è quello compiuto su una popolazione di Avventisti Californiani, studio che costituisce
una pietra miliare degli studi epidemiologici concernenti il rapporto dieta e salute poiché confronta
l'incidenza di vari tipi di malattie e cause di morte in una popolazione vegetariana (e con un
particolare stile di vita), rispetto ad un campione analogo di popolazione non-vegetariana.
In questo campione, tuttavia, la mortalità per tumore al seno non appare influenzata dalla dieta,
bensì da altre variabili, soprattutto dalle abitudini di vita.
All'epoca qualche acuto studioso, partendo dal presupposto che il tumore mammario è
un tumore ormono-sensibile, aveva già riportato che le donne vegetariane assumevano
con la dieta quantità maggiori di fitoestrogeni, cioè di sostanze simili agli ormoni
contenute in alcuni vegetali (specie la soia), che ora sappiamo svolgere un ruolo protettivo
nei confronti del cancro mammario.
Altri studi più recenti hanno concluso che valori elevati di insulina causati
dall'obesità o da un elevato consumo di grassi animali possa aumentare il rischio di questo
tipo di tumore, mentre una dieta ricca di proteine vegetali che aiutano a mantenere bassi i
livelli di insulina potrebbe essere protettiva.
Una questione assai dibattuta è se un alto consumo di grassi, specie quelli animali, sia
effettivamente un fattore che favorisce l'insorgere di tumore alla mammella. Secondo alcuni
studi questa correlazione è effettivamente presente, mentre secondo altri questa correlazione
non sarebbe significativa e comunque i grassi vegetali (e quelli del pesce) potrebbero addirittura
avere un effetto protettivo. Nonostante l'incertezza, molti ricercatori consigliano una riduzione
dell'assunzione di grassi, calorie ed un calo di peso nelle donne obese.
Anche il consumo di carne e alcool sarebbero correlati positivamente con il tumore mammario.
In sintesi un esame complessivo degli studi fino ad oggi condotti ci porterebbe a concludere
che sarebbe consigliabile:
1) controllare il proprio peso (anche l'obesità è un fattore che favorisce l'insorgere del
cancro alla mammella).
2) Ridurre i grassi alimentari al 15-20% delle calorie totali (prediligendo i grassi vegetali).
3) Aumentare il consumo di fibre a 25-30 gr/die (che recentemente vengono riconosciute
come agenti protettivi, sia per il loro contenuto in fitoestrogeni, sia perché riducono
il riassorbimento degli ormoni presenti nell'apparato digerente).
4) Aumentare il consumo di frutta e vegetali il cui effetto preventivo sembra assodato
probabilmente a causa dell'alto contenuto di folati e antiossidanti quali il Beta-carotene,
la Vitamina C e la Vitamina E.
La dieta quindi rimane uno dei più importati "campi di intervento" nella prevenzione dei
tumori (è stato stimato che i fattori di rischio dietetici siano responsabili di oltre
l'80% dei casi di cancro dell'intestino, mammella e prostata) ma anche delle altre patologie
degenerative tipiche della civiltà moderna.
Appare sempre più fondata l'ipotesi secondo cui la dieta vegetariana abbia un ruolo protettivo
nei confronti del tumore mammario, non tanto per il suo basso contenuto in grassi e calorie,
ma per il suo contenuto, nettamente superiore a quello delle diete tradizionali, in fitoestrogeni
(presenti soprattutto nella soia, cereali e frutta secca).
Published Online: 30 Ago 2000 -- Copyright © by SSNV / All rights reserved.
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