di
D. Enette Larson, MS, RD, LD
Traduzione
a cura di Giulia Rizzi e Luciana Baroni
Fonte: Issues in Vegetarian Dietetics,
Spring 1997;Vol. 6(3):4-7 URL: www.andrews.edu/NUFS/vegathletes.htm
Un numero sempre maggiore di atleti adottano
la dieta vegetariana per motivi ecologici, economici,
religiosi, salutistici ed etici. Le diete vegetariane
(eccetto forse le diete fruttariane e macrobiotiche
strette) possono soddisfare agevolmente le esigenze
nutrizionali di atleti di ogni tipo, posto che
contengano una certa varietà di alimenti
vegetali. Gli atleti vegetariani, come la maggior
parte degli atleti, possono trarre beneficio da
interventi di educazione alla scelta dei cibi
che aumentano la performance atletica e migliorano
globalmente lo stato di salute.
Energia e Fabbisogno di Macronutrienti
Energia. I fabbisogni energetici dei vegetariani
fisicamente attivi variano considerevolmente e
dipendono dalla corporatura, dalla sua composizione,
dal sesso, dal regime di allenamento e dal tipo
di attività fisica. Come riportato da Goran
[1], il consumo energetico
può variare tra le circa 2600 kcal/die
delle nuotatrici femmine, alle circa 8500 kcal/die
dei ciclisti maschi impegnati nel giro ciclistico
del Tour de France. Nella pratica clinica può
essere difficile stabilire il dispendio energetico
giornaliero (DEE, Daily Energy Expenditure, NdT)
degli atleti. Thompson e Manore [2]
hanno riportato recentemente che il Metabolismo
a riposo (RMR, Resting Metabolic Rate, NdT) degli
atleti che praticano sport di resistenza può
venire stimato con accuratezza utilizzando l'equazione
di Cunningham, che si basa sulla massa magra piuttosto
che su quella corporea totale. Secondo questi
Studi, l'RMR si eleva rapidamente dopo l'attività
fisica [3] ed è circa
dell'11% superiore nei vegetariani confrontati
con i non-vegetariani [4],
variabilità di cui è difficile tener
conto nelle stime predittive. E' molto difficile
stimare con cura il dispendio energetico non a
riposo, a causa della variabilità interindividuale
di tale parametro sia durante l'esercizio fisico/allenamento
che durante l'attività fisica giornaliera
[1, 3].
Come sollevato da Goran [1],
il livello di attività fisica al di fuori
dell'esercizio dovrebbe venire preso in attenta
considerazione, in quanto è noto che diminuirebbe
in alcuni atleti durante allenamenti pesanti.
La determinazione del DEE può essere utile
per programmare un piano dietetico, poiché
permette di valutare l'adeguatezza dell'apporto
energetico (insieme alle variazioni del peso corporeo
e la determinazione del fabbisogno dietetico),
e di istruire gli atleti sul fabbisogno energetico.
Il calcolo del DEE non è comunque sempre
necessario e può portare ad errori rilevanti.
Il DEE può venire stimato calcolando in
primo luogo l'RMR, correggendolo poi per il fattore
di attività appropriato (1.3 per attività
leggera, 1.5 per moderata o 1.7 per pesante) ed
aggiungendo una stima del regime di allenamento
medio settimanale utilizzando una "activity chart"
(che si trova in molti testi di nutrizione e di
fisiologia dell'esercizio fisico). Viene riportato
che i vegetariani, e soprattutto i vegani, hanno
minori apporti energetici e conseguentemente maggior
difficoltà rispetto ai non-vegetariani,
nel soddisfare il fabbisogno energetico, a causa
del minor contenuto calorico della loro dieta
[5]. Comunque, i nutrizionisti
probabilmente incontreranno atleti vegetariani
con una vasta gamma di fabbisogni energetici.
Alcuni dovranno consumare 6-8 pasti/spuntini al
giorno per soddisfare le loro esigenze energetiche.
Altri potranno dover dimagrire per motivi di salute
o di performance atletica. Alcuni programmi alimentari,
come quelli elaborati da Houtkooper [6]
e da Messina e Messina [7],
sono utili per l'educazione alimentare degli atleti
vegetariani e vegani.
Carboidrati. I Carboidrati dovrebbero
costituire la quota percentuale maggiore nella
dieta degli atleti. Numerosi Studi hanno appurato
che un aumento nell'assunzione di Carboidrati
(CHO) può migliorare le capacità
fisiche e che diete a basso contenuto di Carboidrati
possono avere un effetto negativo sulla performance
atletica. Diete ad elevato contenuto di Carboidrati
contribuiscono a rendere ottimali le scorte di
Glicogeno nel muscolo e nel fegato [8,
9] ed hanno dimostrato di
ottimizzare la performance atletica durante l'esercizio
prolungato e di moderata intensità (ad
es. ciclismo e corsa su distanza [10,
11, 12,
13], e durante esercizi intermittenti
[14], di breve durata e di
elevata intensità [15,
16, 17,
18]). Studi recenti hanno
anche suggerito l'ipotesi che il beneficio di
un alto consumo di Carboidrati non sia confinato
al mero mantenimento delle scorte tissutali di
Glicogeno, ma sarebbe anche correlato con il mantenimento
delle fasi intermedie del ciclo di Krebs [12]
e con la preservazione dello stato bioenergetico
del muscolo in attività [17]
(fattori correlati anche con la fatica muscolare).
Le linee guida nutrizionali per gli sportivi
raccomandano che il 60-65% dell'energia totale
debba provenire dai Carboidrati [19].
Può essere più corretto, comunque,
basare le raccomandazioni sul peso corporeo (BW,
Body Weight, NdT), che è indipendente dall'apporto
energetico [20]. I nutrizionisti
dovrebbero educare gli atleti vegetariani all'uso
di buone fonti di Carboidrati e fornire loro alcune
linee guida per soddisfare l'apporto giornaliero
di 7-10 gr/kg. Normalmente gli atleti capiscono
questo tipo di approccio, specialmente quando
si usano le sostituzioni dei Carboidrati.
Proteine. Il fabbisogno di Proteine degli
atleti varia a seconda del tipo di attività
e del grado di allenamento. L'American and Canadian
Dietetic Association raccomanda per atleti un
consumo giornaliero di Proteine di 1.5 gr/kg di
peso corporeo [19]. Due rassegne
recenti, tuttavia, sono giunte a conclusioni molto
diverse per quanto concerne il fabbisogno proteico
di individui fisicamente attivi [21,
22]. Millard et al. [21]
affermano che non vi è accordo sul fatto
che le richieste proteiche siano influenzate o
meno dall'attività fisica. Lemon [22],
per contro, suggerisce che il fabbisogno proteico
sia compreso tra 1.2-1.4 gr/kg/die circa per atleti
che pratichino sport di resistenza e tra 1.4-1.8
gr/kg/die circa per atleti che pratichino sport
di forza. Tali valori per atleti di forza, comunque,
sono più elevati di quelli dei body builders
di punta (1 gr/kg/die) e possono in realtà
riflettere il fabbisogno durante le prime fasi
dell'allenamento alla resistenza [23].
Il razionale che giustifica una richiesta addizionale
di Proteine negli allenamenti degli sport di resistenza
e di forza risulta da un'aumentata utilizzazione
delle Proteine come carburante ausiliario durante
l'esercizio fisico ed in misura minore dal deposito
di Proteine durante l'aumento della massa muscolare
[22]. Anche apporti inadeguati
di Carboidrati [24] e di
energia [25] fanno aumentare
il fabbisogno proteico. Durante una prolungata
attività di resistenza, gli atleti con
ridotte scorte tissutali di Glicogeno metabolizzano
il doppio delle Proteine rispetto agli atleti
che presentano scorte adeguate, principalmente
per un'aumentata gluconeogenesi [24]
(sintesi di Carboidrati a partire dalle Proteine,
NdT). Come appunto finale, le richieste proteiche
nella maggior parte degli Studi pubblicati sono
state stimate per giovani uomini, e possono essere
diverse nelle donne e/o negli atleti più
anziani. Studi recenti hanno scoperto che le donne,
in confronto agli uomini, catabolizzano meno Proteine
in seguito ad un esercizio di resistenza [26],
e che gli uomini più anziani e sedentari
richiedono un apporto proteico superiore alla
RDA (Reccommended Dietary Allowance, NdT) [27].
Chiaramente, sono necessarie ulteriori ricerche
in questo campo.
Nonostante la controversia riguardante i fabbisogni
proteici, gli atleti vegetariani possono raggiungere
facilmente un adeguato apporto proteico a patto
che la loro dieta sia adeguata in apporto energetico
e costituita da una certa varietà di cibi
contenenti Proteine vegetali, come legumi, cereali,
noci e semi. I vegetariani non devono preoccuparsi
di mangiare "Proteine complementari" ad ogni pasto,
ma piuttosto nel corso della giornata [28].
Le diete vegetariane contengono in media il 12.5%
di energia proveniente dalle Proteine, mentre
le diete vegane ne contengono l'11% [7].
Un atleta di sesso maschile che pesi 80 kg che
consumi 3600 calorie riceverebbe 1.41 gr/kg di
peso corporeo di Proteine da una dieta vegetariana
media e 1.2 gr/kg di peso corporeo di Proteine
da una dieta vegana media. Una donna ginnasta
di 50 kg che consumasse 2200 kcal/die riceverebbe
1.38 gr/kg di peso corporeo da una dieta vegetariana
e 1.21 gr/kg di peso corporeo da una dieta vegana.
Quindi, la maggior parte degli atleti vegetariani
soddisfano il fabbisogno nutrizionale richiesto
per un allenamento a sport di resistenza senza
particolari piani dietetici. Gli atleti di sport
di forza (sollevatori di pesi, lottatori, giocatori
di football, lanciatori), o quelli costretti ad
elevati livelli di allenamento o con bassi apporti
energetici possono aver bisogno di includere più
cibi ricchi in Proteine. Ciò si ottiene
facilmente incoraggiando l'atleta ad aggiungere
da una a tre porzioni di cibi ricchi di Proteine
alla sua solita dieta (ad es., frappé di
latte di soia, lenticchie nel sugo della pasta,
tofu aggiunto alla frittura o fagioli aggiunti
all'insalata).
Grassi. I Grassi dovrebbero completare
il fabbisogno energetico rimanente una volta soddisfatto
quello di Carboidrati e Proteine. L'American
and Canadian Dietetic Association raccomanda
che meno del 30% dell'apporto energetico totale
debba provenire dai Grassi [19].
Di recente, molti Studi hanno sollevato qualche
controversia, specie presso il pubblico profano,
suggerendo che gli atleti ad alto livello potrebbero
avere migliori prestazioni con diete ad elevato
contenuto di Grassi [29,
30]. Paragonati agli altri
Studi che dimostravano i benefici effetti di diete
ad alto tenore di Carboidrati ed a basso tenore
di Grassi [8, 10,
11, 12,
15, 16,
17, 18],
questi Studi [29, 30]
stabilivano un periodo più prolungato di
manipolazione dietetica (1-2 settimane contro
1-3 giorni), mentre i soggetti dovevano continuare
con allenamenti pesanti durante questo periodo.
Seppure questa ricerca sul carico dietetico di
Grassi sembra contraddire i lavori precedenti,
vale la pena di sottolineare che questi Studi
contengono alcuni errori metodologici (ad es,
uno non è stato randomizzato, in entrambi
vengono studiati solo 5-6 soggetti, entrambi non
mostravano risposte metaboliche consistenti a
suffragare il concetto che il miglioramento delle
performance fosse merito della dieta ad alto contenuto
di Grassi)[31]. D'altro canto,
questi Studi possono suggerire che diete cronicamente
troppo povere in Grassi (<15%) non siano le migliori
da praticare durante allenamenti intensi. In entrambi
gli Studi, la dieta ad alto contenuto di Carboidrati
conteneva solo 12-15% di Grassi paragonata alla
dieta ad alto tenore di Grassi che era pari al
38% in uno Studio [30] ed
al 70% nell'altro [29]. Muoio
et al [30] hanno ipotizzato
che una certa quantità di Grassi possa
essere richiesta per conservare le scorte intramuscolari
di Trigliceridi, che possono costituire un'importante
forma di carburante durante un esercizio fisico
pesante [32]. Certamente
sono auspicabili ulteriori ricerche in questo
campo.
Alcuni atleti, in particolare quelli appartenenti
a gruppi allenati per gli sport di resistenza
(corridori e triatleti), possono entusiasmarsi
all'idea di consumare molti Carboidrati e di conseguenza
consumare pochi Grassi. Parimenti, mentre diete
vegetariane estremamente povere in Grassi (meno
del 10%), come quella raccomandata da Ornish et
al [33], possono essere benefiche
per quegli individui che presentano una storia
familiare di malattie cardiovascolari (ad es.
i pazienti post-infartuati che praticano corsa
per scopi ricreazionali), tali diete possono essere
troppo restrittive per gli atleti che pratichino
un allenamento intenso. Un apporto più
elevato in Grassi - in particolar modo Grassi
mono e polinsaturi - può essere realmente
benefico, posto che vengano soddisfatti i fabbisogni
di Carboidrati e di Proteine. L'aggiunta di più
cibi Grassi come noci e semi, burro di noci, tahini,
avocado, olive, olio di oliva, olio di sesamo,
ecc., può facilitare l'atleta vegetariano
negli allenamenti intensi a soddisfare il fabbisogno
energetico e nutrizionale, assicurando contemporaneamente
che non vengano compromessi i Trigliceridi intramuscolari
[34]. D'altro canto, i nutrizionisti
possono comunque aspettarsi di incontrare atleti
vegetariani con diete carenti in Carboidrati e
troppo ricche in Grassi saturi, provenienti principalmente
dai latticini ad elevato contenuto di Grassi.
Minerali, Vitamine e Integratori
Calcio. L'apporto consigliato di Calcio
per uomini attivi e donne non in menopausa non
si discosta dalla RDA, che è di 800 mg
per gli adulti. Alcuni Studi del laboratorio di
Heaney indicano un fabbisogno di Calcio di 1500
mg nelle donne con un basso tasso ematico di estrogeni,
allo scopo di mantenerne un corretto bilancio
[35]. Quindi può esservi
un fabbisogno maggiore di Calcio nelle donne atlete
con amenorrea o in postmenopausa. Tuttavia, l'apporto
di Calcio è solo uno dei tanti fattori
responsabili dell'equilibrio del Calcio, ed influenza
i livelli ematici solamente per circa l'11% [36].
La perdita di Calcio nelle urine, d'altro canto,
è responsabile di circa il 51% della variazione
nell'equilibrio del Calcio ed è influenzata
dalle Proteine assunte con la dieta, e dall'assunzione
di Sodio e probabilmente di Acido Fosforico. Vi
sono prove che suggeriscono che i vegani (e forse
anche i vegetariani che consumino pochi latticini)
possano avere minori richieste di Calcio, fatto
riconducibile ad un minor assunzione di Proteine
animali, Proteine totali e Sodio, sostanze che
aumentano l'escrezione urinaria del Calcio [7].
Comunque, fino a quando non si saprà di
più sul fabbisogno di Calcio di questo
gruppo di individui, è prudente che tutti
gli atleti assumano la RDA di Calcio. Un basso
apporto di Calcio è stato associato ad
un rischio aumentato di fratture da stress [37]
e ad una minor densità ossea, specie nelle
atlete con amenorrea [38].
Le atlete con normali flussi mestruali possono
soddisfare il fabbisogno di Calcio includendo
nella dieta giornaliera diverse porzioni di prodotti
caseari e/o verdure contenenti Calcio. Queste
fonti vegetali di Calcio includono cavolo, broccoli,
legumi, tofu prodotto con il Solfato di Calcio,
latte di soia arricchito, TVP, tahini, succo di
arancia arricchito, mandorle e melassa. A seconda
dell'apporto energetico e delle scelte alimentari,
le atlete vegane possono aver bisogno di usare
cibi arricchiti o integratori di Calcio per soddisfare
il loro fabbisogno, specialmente in caso di amenorrea
grave. Integratori di Calcio facilmente assorbibili
quali il Carbonato di Calcio sono utili qualora
l'atleta non abbia accesso o non possa permettersi
cibi arricchiti in Calcio.
Ferro. Tutti gli atleti, e in particolar
modo le atlete di sport di resistenza, sono a
rischio di carenza di Ferro e di anemia sideropenica.
La perdita di Ferro è aumentata in certe
atlete, in particolar modo quelle che praticano
pesanti attività di resistenza, a causa
di emorragie gastrointestinali [39],
sudorazione profusa [40],
ed emolisi (rottura durante lo sforzo di Globuli
Rossi, NdT)[41, 42].
Un apporto di Ferro insufficiente, o un ridotto
suo assorbimento, comunque, sono la causa più
probabile di una carenza di Ferro. Snyder [43]
ha riscontrato che i corridori vegetariani di
sesso femminile, a parità di assunzione
di Ferro con la dieta, avevano minori livelli
ematici di Ferro rispetto alle atlete non vegetariane.
La maggior parte del Ferro di una dieta vegetariana
è in forma non-eme, che ha un tasso di
assorbimento relativamente più basso (2-20%)
se paragonato a quello del Ferro eme (15-35%)
[44]. Ciò può
essere significativo, in quanto bassi depositi
tissutali di Ferro anche in assenza di anemia
sono stati associati ad una diminuita resistenza
fisica [45].
Nelle maggior parte dei casi, gli atleti vegetariani
possono soddisfare il loro fabbisogno di Ferro
senza integratori. Ad ogni modo, devono venire
educati sull'uso delle fonti vegetali di Ferro
e sui fattori che aumentano od ostacolano l'assorbimento
del Ferro non-eme. Ad esempio, un atleta che consumi
latte o tè con fagioli a pranzo, dovrebbe
essere consigliato di sostituire tali bevande
con succo di agrumi per esaltare l'assorbimento
di Ferro in quel pasto [44].
In certi casi, gli atleti vegetariani possono
temporaneamente richiedere degli integratori per
ricostituire o mantenere le scorte di Ferro. Gli
atleti che assumono supplementi di Ferro dovrebbero
controllare lo stato del Ferro del loro organismo
a causa della potenziale associazione tra stato
del Ferro e malattie croniche [46].
Zinco. Molti Studi hanno riportato un
alterato stato dello Zinco negli atleti sottoposti
ad allenamenti intensi; ciò è di
particolare interesse se associato ad un basso
apporto di Zinco in alcuni atleti [47].
Manore ha comunque osservato che apparenti mutamenti
nello stato dello Zinco a causa dell'attività
fisica possono essere transitori, e che le misurazioni
dello Zinco plasmatico durante periodi di allenamento
intenso possono non riflettere lo stato dello
Zinco [48]. Sebbene non si
conosca molto sullo stato dello Zinco negli atleti
vegetariani, è necessario saperne qualcosa
poiché l'assorbimento dello Zinco da fonti
vegetali è più basso di quello proveniente
da fonti animali, a causa di una più elevata
concentrazione di fitati nei vegetali [49].
Le fonti vegetariane di Zinco comprendono i legumi,
i formaggi duri, i prodotti cerealicoli integrali,
il germe di grano, i cereali arricchiti, le noci,
il tofu ed il miso. Sebbene occorrano ulteriori
ricerche sull'argomento, gli Studi pubblicati
hanno rilevato che l'integrazione con Zinco non
influenzerebbe i livelli di Zinco durante l'allenamento
[48, 50]
e non comporterebbe benefici apparenti sulla performance
atletica [50].
Vitamine del gruppo B. Le diete vegetariane
possono soddisfare i fabbisogni della maggior
parte delle vitamine del gruppo B. A seconda del
tipo di dieta, comunque, la Riboflavina e la Vitamina
B12 costituiscono potenziali eccezioni. Molti
Studi hanno suggerito che i fabbisogni di Riboflavina
possano essere aumentati negli individui con uno
stato di Riboflavina ai limiti della norma al
momento dell'inizio di un programma di attività
fisica [51, 52].
Poiché l'apporto di Riboflavina è
basso in certi vegani [5],
i vegetariani attivi fisicamente che evitano i
prodotti caseari dovrebbero venire educati su
quali siano le fonti vegetali di Riboflavina,
per assicurarsene un'adeguata assunzione. Le fonti
vegetali di Riboflavina comprendono cereali integrali,
soia, vegetali a foglia verde scura, avocado,
noci ed alghe.
La Vitamina B12 è sempre stata
di interesse per la performance atletica per le
sue funzioni di mantenere integre le cellule del
Sistema Nervoso ed Emopoietico. Infatti, vengono
tuttora usate iniezioni di Vitamina B12 da certi
atleti/allenatori, perché si ritiene che
così facendo si ottenga un maggior rilascio
di Ossigeno ai tessuti, evento che a sua volta
porterebbe ad un miglioramento della resistenza
fisica. Comunque, in assenza di una reale deficienza,
gli Studi non sono riusciti a dimostrare alcun
beneficio da questa pratica [53]
o da alte dosi di integratori multivitaminici
[54]. Poiché la Cobalamina,
la forma attiva della Vitamina B12, si trova solo
nei prodotti animali, gli atleti vegani devono
consumare regolarmente cibi arricchiti in Vitamina
B12, quali lievito nutrizionale Redstar (T6635),
e quelle marche di latte di soia, cereali da colazione
ed analoghi della carne che sono fortificati con
Vitamina B12. I vegetariani che consumano uova,
formaggio, latte o yogurt ricevono abbondanti
dosi di tale Vitamina.
Vitamine Antiossidanti. Ci sono sempre
più evidenze che suggeriscono come le Vitamine
C ed E e il beta-carotene possano proteggere l'organismo
dallo "stress ossidativo" indotto dall'esercizio
fisico. Parecchie recenti rassegne hanno riportato
l'opinione corrente sui benefici potenziali degli
antiossidanti nel proteggere l'organismo contro
la produzione di radicali liberi e la perossidazione
lipidica [55, 56].
In breve, una supplementazione di antiossidanti
sembrerebbe ridurre la perossidazione lipidica,
ma non sembra migliorare la performance fisica
[56]. Mentre un allenamento
regolare potenzia il sistema endogeno antiossidante,
i cosiddetti "atleti della domenica", che non
si sottopongono a esercizi regolari, possono trarre
beneficio dagli antiossidanti della dieta, in
quanto non è noto se tali atleti usufruiscano
degli stessi effetti (sul sistema endogeno antiossidante,
NdT) di quelli che si esercitano in maniera più
continuativa. Mentre resta controverso se gli
atleti professionisti o chi eserciti una attività
fisica non-agonistica debbano assumere integratori
a base di antiossidanti, non vi è alcun
dubbio che gli atleti dovrebbero assumere cibi
ricchi in antiossidantí [56].
Gli atleti vegetariani possono essere avvantaggiati,
in quanto gli antiossidanti si trovano con facilità
nelle diete ricche in verdura, noci, semi ed olii
vegetali.
Creatina. La Creatina monoidrato è
un integratore "forte", che sta dimostrando di
possedere alcune potenzialità e può
essere di particolare interesse per gli atleti
vegetariani. Studi controllati in doppio cieco
contro placebo hanno dimostrato che l'integrazione
con 15-20 gr/die di Creatina per 5 giorni aumenta
la concentrazione muscolare di Creatina di circa
il 20% [57] e migliora la
performance durante sforzi ripetuti ad alta intensità
[58, 59,
60, 61,
62] ma non nelle attività
sportive di resistenza [63].
In pratica, le ditte produttrici di integratori
alimentari raccomandano una fase iniziale di carico
per 3-7 giorni, seguita da una dose di mantenimento
di circa 5 gr/die. Le compagnie produttrici di
supplementi sottolineano anche che la Creatina
non viene sintetizzata usando derivati animali.
La maggior parte della Creatina dell'organismo
si trova nel muscolo scheletrico dove è
presente come Creatina fosfato [64],
una forma importante di riserva energetica che
tampona l'ATP e quindi serve a mantenere lo stato
bioenergetico del muscolo in attività.
L'apporto medio della dieta è circa di
2 gr/die per gli onnivori [64],
mentre è molto scarso nei vegetariani dal
momento che la Creatina è presente principalmente
nel tessuto muscolare. Anche se la Creatina può
essere sintetizzata in tessuti diversi da quello
muscolare a partire da aminoacidi precursori [64],
siero [65] e muscolo scheletrico
[57], le concentrazioni di
Creatina nei vegetariani sono inferiori a quelle
dei non-vegetariani. Quindi si ritiene che gli
atleti vegetariani in particolare possano trarre
beneficio da un'integrazione di Creatina. Al momento
attuale, comunque, non esistono dati certi sugli
effetti a lungo termine o sui benefici per l'allenamento
dei supplementi di Creatina [64].
La maggior parte degli Studi hanno riscontrato
che l'integrazione con Creatina è associata
ad un rapido aumento di peso di circa 1 kg, che
è dovuto probabilmente a ritenzione idrica
[64]. Persino un simile trascurabile
aumento di peso, sebbene si tratti solo di acqua,
potrebbe influenzare negativamente la performance,
in alcuni sport [63]. Negli
sport di forza, comunque, un aumento della massa
corporea potrebbe essere raccomandabile. Uno Studio
suggerisce come l'integrazione di Creatina possa
migliorare la forza fisica ed aumentare la massa
magra in risposta all'allenamento in attività
sportive di forza, sebbene tale aumento di massa
magra non sia risultato statisticamente significativo
[62]. Secondo l'esperienza
degli anni passati di alcuni Autori, un numero
crescente di atleti professionisti e non e di
allenatori hanno dimostrato interesse verso l'integrazione
con Creatina. Con gli atleti adulti si possono
esporre i dati scientifici e la spesa per gli
integratori (elencando pure i benefici di una
buona dieta) e lasciare la decisione all'atleta/allenatore.
Con i bambini e gli adolescenti, un approccio
prudente dovrebbe scoraggiarne l'integrazione.
Oltre alla Creatina gli atleti si trovano probabilmente
a dover prendere informazioni su di un alto numero
di altri integratori e aiuti ergogenici. Mentre
attualmente solo la caffeina [66]
e il bicarbonato [67] sembrano
avere delle potenzialità, altri adiuvanti
includono il Citrato, il Fosfato [67],
gli Aminoacidi a catena ramificata [68],
la Carnitina, la Colina [55],
il Cromo [69] e il DHEA (Deidroepiandrosterone,
NdT) [70]. Un trattazione
di queste altre sostanze prescinde dagli scopi
di questo articolo.
Nutrizione prima, durante e dopo l'esercizio fisico
Il pasto precedente. L'apporto nutrizionale
nel pasto precedente una gara od un allenamento
dovrebbe incrementare le riserve energetiche,
fornire una idratazione adeguata e prevenire problemi
gastrointestinali e di fame. Gli Studi hanno dimostrato
che un consumo di Carboidrati da 1 a 5 gr/kg di
peso corporeo, da una a quattro ore prima dell'esercizio
di resistenza, ha l'effetto di migliorare la performance
di resistenza fino a circa il 14% [20],
ed è probabile che possa migliorare anche
la performance di forza. Gli atleti vegetariani
dovrebbero venire incoraggiati a consumare pasti
ricchi di Carboidrati, ben conosciuti e tollerati,
che sono poveri in Sodio, zuccheri semplici e
fibre. Alcuni Studi che si sono focalizzati sul
consumo di Carboidrati durante i 30-60 minuti
precedenti l'esercizio, comunque indicano che
il consumo di Carboidrati dovrebbe essere evitato
in questo intervallo di tempo [13,
71]. Questo per non incorrere
in una possibile ipoglicemia (dovuta a rebound
Insulinico, NdT) con conseguente calo della performance,
osservata in molti atleti. Studi recenti hanno
suggerito che un consumo di Carboidrati (nella
misura di 1 gr/kg di peso corporeo) con un basso
indice glicemico (es. lenticchie anziché
di Glucosio o patate) 1 ora prima dell'attività
possa prolungare la resistenza durante un'attività
intensa, mantenendo le concentrazioni ematiche
di Glucosio più elevate fino alla fine
dell'esercizio fisico [71,
72], e possa anche dare dei
vantaggi fornendo una fonte di Glucosio a lento
rilascio che non provoca aumento dell'Insulina
[71]. D'altra parte, l'ingestione
di un integratore liquido a base di Carboidrati
subito prima dell'esercizio (5 min) migliorerebbe
la performance durante l'attività di resistenza
[13] e di forza [73].
Scelte specifiche nel cibo pre-evento sportivo
devono tuttavia essere individualizzate. Gli atleti
soggetti a reflusso gastroesofageo dovrebbero
evitare la caffeina, il cioccolato, le verdure
che contengono Zolfo e le fonti di Grassi concentrati.
Coloro che sono soggetti a nausea, crampi e vomito
dovrebbero fare attenzione agli orari dei pasti
ed a non mangiare nelle 3-4 ore precedenti
l'attività fisica [74].
Coloro che soffrono di diarrea traggono spesso
beneficio da una dieta a basso residuo instaurata
24-36 ore prima dell'evento sportivo [74].
Inoltre, i pasti liquidi sono più facilmente
digeribili e possono essere utili per evitare
la nausea che compare prima della gara e che è
talora associata a cibi solidi [75].
Le linee guida per l'assunzione di liquidi includono
almeno due tazze di liquidi circa due ore prima
dell'attività, seguite da due tazze circa
15-20 minuti prima dell'inizio dell'attività
di resistenza [9].
Integrazione durante l'attività.
E' stato dimostrato che l'ingestione di Carboidrati
a livelli tra 45 e 74 gr/h è utile per
attività prolungate e di moderata intensità
(>2h) e per attività di intensità
variabile e breve durata [11]
presumibilmente perché sostiene i livelli
glicemici mentre vengono esaurite le riserve endogene
di Glicogeno. L'ingestione di bevande contenenti
integratori fornisce con facilità un apporto
adeguato di Carboidrati oltre ad una simultanea
reintegrazione idrica. Ad esempio, il consumo
di 4-8 once di bibita al 7% di contenuto di Carboidrati
(livello delle bevande più diffuse) ogni
15 minuti [19], può
fornire 34-50 gr/h di Carboidrati. Se la bevanda
viene assunta in conformità alle raccomandazioni
ACSM, è possibile introdurre anche una
quantità maggiore di Carboidrati [76].
Anche se le bevande per sportivi in commercio
funzionano bene, gli atleti vegetariani dovrebbero
preferire succhi di frutta diluiti (4 once di
succo in 4 once d'acqua = soluzione al 6% di Carboidrati)
o succhi di verdura a basso tenore di Sodio come
il succo di carote (soluzione al 7%). Anche gli
integratori solidi di Carboidrati vanno bene,
purché che vengano ingeriti con acqua [77].
Cibi facilmente assimilabili sono banane, uva,
fette di arancia, patate al forno, panini salati,
barrette per sportivi.
Nutrizione post-attività. E' di
primaria importanza reintegrare l'organismo di
Glicogeno e fluidi subito dopo un esercizio intenso
o prolungato. Questa misura è particolarmente
importante dopo un allenamento pesante. I ricercatori
hanno dimostrato che per facilitare la sintesi
rapida di Glicogeno a livello muscolare, gli atleti
dovrebbero consumare Carboidrati subito dopo l'esercizio,
ad intervalli frequenti [78].
Secondo Sherman [78], il
ritmo di assunzione di Carboidrati dovrebbe essere
circa 1.5 gr/kg di peso corporeo ad intervalli
di due ore, fino a quattro ore. Quindi, un corridore
del peso di 80 kg dovrebbe assumere circa 120
gr di Carboidrati a 0, 2 e 4 ore dopo l'esercizio.
Altri regimi di reintegrazione del Glicogeno sono
stati suggeriti in [6, 19].
Due Studi recenti hanno suggerito che l'ingestione
di cibi ad elevato indice glicemico [79]
e proteico (circa 1 gr di Proteine:3 gr Carboidrati)
possa aumentare il ritmo di deposito di Glicogeno
muscolare dopo l'esercizio, stimolando una maggior
secrezione di Insulina. Comunque, nel secondo
Studio, risulta difficile dimostrare se tale aumento
di Insulina risulti da un maggior apporto proteico
o da un maggior apporto energetico. Le attuali
raccomandazioni per le richieste di fluidi nella
fase post-esercizio sono di bere almeno una pinta
di liquidi per ogni libbra di peso corporeo perduto
[80]. Il consumo d'acqua
al pasto successivo dovrebbe essere sufficiente,
posto che il pasto contenga quantità adeguate
di Sodio e Potassio. Comunque, qualora non si
potesse o volesse mangiare, i fluidi ingeriti
dovrebbero contenere Cloruro di Sodio ed altri
elettroliti. Quando venga assunto Sodio con bevande
o cibi solidi, lo scambio osmotico è mantenuto
e si riduce la produzione di urina.
All'attenzione delle atlete
La prevalenza di amenorrea tra le donne atlete
varia dal 3.4 al 66% [81]
con maggior prevalenza in coloro che praticano
la corsa rispetto a cicliste e nuotatrici [82].
La causa di questa amenorrea di origine ipotalamica
secondaria è sconosciuta, ma potrebbe essere
collegata al livello di allenamento, allo stato
nutrizionale, alle variazioni della composizione
corporea, allo stress, ai mutamenti ormonali che
avvengono con l'esercizio fisico [81].
Alcuni Studi hanno notato una prevalenza di amenorrea
secondaria tra le atlete "vegetariane" [83,
84], mentre altri Studi non
sono pervenuti alla medesima conclusione [85].
Per definizione, comunque, le atlete "vegetariane"
in questi Studi consumavano poca carne e non erano
strettamente vegetariane. Nelle femmine non-atlete
Goldin et al. [86] hanno
descritto un tasso di estrogeni circolanti più
basso tra le vegetariane che tra le non-vegetariane,
associato ad un maggior introito di fibre e ad
un minor consumo di Grassi, ad una aumentata defecazione,
a quantità di estrogeni nelle feci superiore
di 2-3 volte. Ciò può suggerire
che la composizione nutrizionale di certe diete
vegetariane può predisporre all'amenorrea.
Tra le atlete, molti Studi hanno trovato in genere
minor apporto di energia, Proteine, Grassi e Zinco,
e maggior apporto di fibre e Vitamina A nelle
amenorroiche, rispetto alle donne con cicli regolari
[84, 87,
88, 89].
Data l'elevata prevalenza di amenorrea tra le
atlete, i nutrizionisti dovrebbero prevedere nell'anamnesi
fisiologica informazioni concernenti il ciclo
mestruale come procedura di screening e, se è
il caso, indirizzare l'atleta a valutazione e
trattamento medici. La valutazione e l'educazione
nutrizionale delle atlete vegetariane devono focalizzarsi
sulla adeguatezza dell'apporto di energia, Proteine,
Grassi, Zinco e fibre. Se questo risulta adeguato,
le atlete con cicli regolari possono aumentare
l'apporto energetico e diminuire il consumo di
fibre, introducendo 1/3 o 1/2 della dose giornaliera
di cereali come cereali raffinati anziché
integrali e sostituendo alcune porzioni di frutta
e verdura ad elevato contenuto di fibre con succhi
di verdura o di frutta.
Conclusioni
I nutrizionisti possono giocare un ruolo essenziale
per ottimizzare la salute e la performance atletica
degli atleti vegetariani di tutte le età
e discipline. I nutrizionisti sportivi che lavorano
con atleti vegetariani ed i loro allenatori, comunque,
devono essere sensibilizzati ad apprendere nozioni
sulla questione del vegetarismo. In questo campo,
il ruolo del nutrizionista è quello di
lavorare con l'atleta per assicurare un adeguato
stato nutrizionale a seconda delle convinzioni
vegetariane dell'atleta, del reddito e dello stile
di vita. Mentre gli alteti dovrebbero venire incoraggiati
a consumare una grande varietà di cibi
di origine vegetale, ciò non significa
convincere il vegetariano della necessità
di introdurre carne, pesce o latticini nella propria
dieta. La posizione dell'American Dietetic
Association sulle diete vegetariane è
che "le diete vegetariane sono sane e nutritizionalmente
adeguate se pianificate in modo appropriato" [90].
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Published Online: 25 Dec 2000 (Last update:
1 Mar 2002) -- Copyright © by SSNV
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