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La dieta dei nostri progenitori è stata semivegetariana per svariati
milioni di anni. Alcuni antropologi hanno sostenuto lo stereotipo
dell'"uomo cacciatore", ma lo studio delle tribù oggi ancora
esistenti basate sulla caccia-raccolta (aborigeni australiani,
e alcune tribù del Sudafrica) suggerisce che i nostri
progenitori siano vissuti di una dieta basata su cibi
vegetali, come noci, semi, frutti e vegetali,
con occasionali supplementi di carne, e che solo
un quarto delle calorie assunte fossero di origine animale.
L'idea di vegetarismo fu sviluppata nell'antica Grecia, in primo
luogo da Pitagora e Porfirio, ma fu seguita anche da Diogene,
Platone, Epicuro e Plutarco. Le ragioni erano per lo più
di ordine etico o religioso, ma anche salutistico ed "ecologista":
già Platone, nel suo "La Repubblica", sosteneva che
una dieta basata su vegetali richiedeva meno terra di
una basata su cibi animali.
L'idea di vegetarismo si conservò anche tra i Romani:
il poeta Ovidio e il filosofo Seneca sono esempi di
Romani che diffusero lo stile di vita vegetariano tra i loro
contemporanei.
La caduta dell'impero romano e il diffondersi in
Europa della Cristianità portarono ad un'epoca buia
nel pensiero vegetariano. Sant'Agostino e San Tommaso
d'Aquino fornirono ai contemporanei e alle generazioni
a venire giustificazioni intellettuali all'uccisione
e sfruttamento degli animali da parte degli umani,
sulla base del libero arbitrio, dell'anima e della razionalità,
presunti attributi degli esseri umani e non degli animali.
Questo punto di vista è accettato ancor oggi dalla maggior
parte dei cristiani.
Ciononostante, diversi ordini monastici praticarono, per
un certo periodo, il vegetarismo, come mezzo per elevarsi
spiritualmente: i Benedettini, i Trappisti, i Cistercensi.
Nel quindicesimo secolo, nonostante il rinascere delle
arti e delle scienze, il vegetarismo non trovò il proprio
"Rinascimento", anche se ebbe un testimone esemplare in
Leonardo da Vinci.
Il vero Rinascimento vegetariano ebbe luogo tra il
diciottesimo e diciannovesimo secolo, grazie alla
teoria evoluzionista di Darwin, che dimostrò la
continuità tra animali non umani e uomo. Apparvero in
questo periodo i primi scritti sul vegetarismo in
Europa: Lev Tolstoi e Percy Bysshe Shelley
sono esempi di scrittori del diciannovesimo
secolo che si impegnarono a diffondere una
cultura vegetariana.
La stessa parola "vegetariano" fu coniata nel
diciannovesimo secolo, mentre prima si usava il
termine "Pitagorico". Il termine "vegetariano"
fu coniato dalla parola latina "vegetus", che significa
"attivo, vigoroso", e non significa quindi "a base
di vegetali".
Diversi gruppi cristiani fecero propria la causa
del vegetarismo, estendendo la compassione predicata
da Cristo anche agli animali non umani.
Nel 1847 venne fondata in Inghilterra la Società Vegetariana,
la prima associazione di questo genere, proprio
dalla Chiesa Cristiana della Bibbia, fondata a
Manchester da William Cowherd.
Nel ventesimo secolo, il movimento vegetariano portò
alla nascita di varie associazioni che si impegnarono
nella diffusione del vegetarismo, accanto a gruppi
religiosi (come gli Avventisti del Settimo Giorno)
e a figure di spicco come George Bernard Shaw e Mohandas K. Gandhi.
Nel 1908 venne fondata l'International Vegetarian Union,
che unisce varie associazioni vegetariane di tutto il mondo.
Negli anni '60 e '70 del ventesimo secolo, la diffusione
del vegetarismo trovò nuove spinte grazie al convergere di
varie influenze: una nuova sensibilità verso gli animali,
una maggiore consapevolezza verso la nutrizione e la
salute, un rinnovato interesse verso le religioni e le
filosofie orientali, una diffusa preoccupazione per
la questione ecologista, l'emergere del movimento
pacifista, la consapevolezza delle nostre responsabilità
verso i paesi del Sud del mondo.
Le ragioni della scelta vegetariana delle
singole persone nascevano e nascono tutt'ora da una
o più di queste istanze, e, mescolate o in rivoli
separati, vanno a formare quello che è il Movimento
Vegetariano contemporaneo.
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