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"The Sexual Politics of Meat: a Feminist-Vegetarian
Critical Theory" di Carol J. Adams, saggio, scritto
nel 1990 e ristampato nel 2000, è un'opera
base per la comprensione di alcune delle istanze
che costituiscono i fondamenti del movimento per
i diritti animali americano.
L'autrice americana - che si occupa fin dagli
anni Settanta di portare avanti le battaglie contro
gli abusi nei confronti della minoranze etniche,
contro la violenza sessuale in ambito familiare
e sociale e per i diritti degli animali non umani
- ha sviluppato, per spiegare il motivo per cui
la gente si ciba di animali e le difficoltà che
si incontrano nell'affrontare l'argomento, la
struttura del referente assente, teoria
che può sembrare ostica da comprendere ma che,
a mio avviso, è illuminante ai fini dell'analisi
delle strategie che l'essere umano adotta per
potersi nutrire di animali senza sentirsi in colpa.
Per una migliore comprensione della teoria vediamo
come Carol Adams è diventata vegetariana (oggi
è vegan). In diversi dei suoi testi l'autrice
racconta di quando, tornata nella sua cittadina
in campagna durante le vacanze universitarie,
venne chiamata da un vicino che le comunicava
l'uccisione, da parte di ignoti, del suo pony.
La sera stessa, disperata per questa morte, improvvisamente
aveva smesso di addentare il panino con hamburger
che stava mangiando, fulminata dal pensiero di
piangere la morte di un animale mentre si nutriva
di un altro. Si era chiesta la differenza tra
il pony che avrebbe seppellito con dolore il giorno
seguente e la mucca morta, ma non era riuscita
a trovare nessuna difesa di tipo etico per giustificare
un favoritismo che avrebbe escluso la mucca dalla
sua compassione solo perché non l'aveva conosciuta
e un anno dopo era diventata vegetariana.
Dietro ogni pranzo a base di carne c'è un'assenza:
la morte dell'animale del quale la carne prende
il posto.
Tramite la macellazione, spiega Adams, gli animali
diventano referenti assenti, cioè vengono
resi assenti in nome e corpo come animali, per
permettere alla carne di esserci. Le loro vite
precedono e permettono l'esistenza della carne,
gli animali vivi però non ne permettono l'esistenza,
così il corpo morto rimpiazza l'animale vivo e,
nel momento in cui il linguaggio rinomina il suo
cadavere, prima che i consumatori partecipino
all'atto di mangiarlo, la sua presenza diventa
assenza.
La funzione del referente assente è
il mantenere separata la "carne" di cui ci cibiamo
dal suo essere stata un animale, un essere vivente
quindi, per evitare che il "qualcosa"
sia visto come un "qualcuno".
La nostra cultura mistifica ulteriormente il
termine carne tramite il linguaggio gastronomico,
così le parole non evocano più animali morti macellati,
ma cuisine, vale a dire specialità degne
di essere assaporate per il puro piacere di farlo.
Mentre il significato culturale del cibarsi di
animali muta storicamente, una parte del carnivorismo
rimane statica: non è possibile mangiare carne
senza la morte dell'animale. L'animale vivo diventa
così referente assente del concetto di
carne.
Il referente assente ci permette di
dimenticare l'animale come essere senziente, procedendo
in tre modi. Il primo è letterale: gli animali
sono resi assenti perché sono morti. Il secondo
è "definizionale": quando mangiamo gli animali
cambiamo i termini con cui ne parliamo, per esempio
non parliamo più di cuccioli (lo sono solo da
vivi?) ma di vitello, agnello, capretto ecc. Il
terzo modo è metaforico: gli animali diventano
metafore per descrivere le esperienze delle persone,
spesso negative (per esempio "sentirsi come un
cane bastonato" o "essere carne da macello").
Descrivendo il ciclo di oggettificazione, frammentazione
e consumo degli animali (che, nella condivisibile
ottica femminista dell'autrice, è identico o perlomeno
simile al processo subito dall'immagine della
donna nella comunicazione interpersonale e di
massa) Adams conduce il lettore ad un'analisi
del processo di macellazione, che trasforma gli
animali da esseri viventi che respirano in oggetti
morti.
A livello verbale, il procedimento fisico della
macellazione viene riassunto con termini che ne
sanciscono l'oggettificazione. Gli animali sono
trasformati in non-esseri, in "unità produttive
di cibo", ridotti a consistere di "parti commestibili
e parti non commestibili". Essi, dopo l'uccisione,
scorrono su una catena di "smontaggio" e perdono
parti del loro corpo ad ogni fermata. La macellazione,
per mezzo degli strumenti utilizzati durante il
suo svolgimento, conduce alla sparizione totale
di creature indifese, che debbono giungere ad
essere considerate come oggetti inerti, da sezionare
fino a renderli adatti al consumo.
Il consumo, continua Adams, è il completamento
dell'oppressione, l'annichilimento della volontà,
dell'identità separata. Attraverso la frammentazione,
l'oggetto viene scisso dal suo significato ontologico
e, quando viene consumato, esso esiste solo tramite
ciò che rappresenta. I pezzi dell'animale, rinominati,
permettono al consumatore di cambiare la propria
concettualizzazione dell'animale stesso, e gli
permettono di allontanare ancor di più la consapevolezza
dell'esistenza dell'animale vivo, del cucciolo. La
cottura, l'aggiunta di spezie, di aromi e d'altro
contribuiscono a oscurare la vera natura di ciò
che si trova sul nostro piatto. Privata del referente-animale
macellato e sanguinante - non dimentichiamo
che i macelli sono da sempre luoghi chiusi e separati
dalla realtà sociale - la carne diventa un oggetto
consumabile.
La macellazione è un atto che appartiene solo
agli esseri umani, gli animali carnivori uccidono
e consumano direttamente la preda, per loro non
esiste un referente assente, ma solo
un referente morto.
Il consumo da parte degli esseri umani del referente
assente-animale reitera l'annichilimento
di quest'ultimo come soggetto importante in se
stesso e, nello stesso tempo, evidenzia il tristissimo
contrasto tra i vegetariani, che nella carne vedono
la morte, e i carnivori, tanto convinti che la
carne sia vita da voler oscurare e camuffare con
tutti i mezzi e a tutti i livelli ciò che essa
è in realtà.
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