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Ambientalismo e Vegetarismo: come la vede Felham

 

Questa è una lettera scritta a una rivista ambientalista da Dirkson Felham, protagonista del romanzo d'avventura "Rage and Reason" (in Italia pubblicato come "La Legge di Felham"). Felham scrive alla rivista dopo che questa ha pubblicato alcune opinioni di lettori sulla questione dell'ambientalismo e vegetarismo.
Si tratta di un personaggio immaginario, e la lettera è piena di passione e rabbia. Buona lettura.

La vostra rivista ha di recente pubblicato opinioni di lettori da tutti gli USA sulla questione dell'ambientalismo e vegetarismo. Tra i partecipanti, nessuno ha fatto riferimento all'indifendibilità morale dell'uccidere animali. Non una voce ha chiesto di porre fine alla sofferenza degli animali. Non una sola persona ha incitato a una sollevazione popolare contro l'antica abitudine di uccidere animali. Che razza di stronzi si abbonano alla vostra rivista?

Invece, leggiamo statistiche, scrittori che si azzuffano l'un l'altro, richieste di perdono e scuse insensate quanto il tono generale di rinuncia che ha caratterizzato questo inutile articolo di merda.

Chiamate la vostra pagina delle opinioni 'Ultimi pensieri'. Come mai nessuno ha proposto 'Ultimi Riti' o estrema unzione, per coloro la cui umanità - e per gli editori stessi - trova più facile ignorare e consumare, che rispettare e amare? Lo considero un orribile ritorno al passato, ai tempi dell'Homo Erectus un milione di anni fa, quando circa il venti per cento della popolazione maschile era orgogliosa del massacro, e si leccava le dita unte di grasso, mentre le giovani donne (che producevano l'80% del cibo necessario) raccoglievano legumi e cereali, tuberi, radici e bacche, o - più tardi - cominciavano a coltivare la terra.

Mangiar carne è primitivo. Per gli esseri umani, non ha niente a che fare con l'evoluzione, e quasi tutti i fisici antropologi e i biologi evoluzionisti degni di stima l'hanno sostenuto.

Voi citate statistiche convincenti per arrivare alla conclusione che l'uso distruttivo della terra, l'effetto serra, i consumi di energia e di acqua, l'inquinamento delle falde acquifere, e il continuo uso di additivi chimici indesiderati, sono il risultato dell'industria della carne. Ma dov'è la componente etica in questa litania di pensieri orientati alle risorse?

Inoltre, date più spazio alla protesta di quei carnivori che insistono a dire che, 'Essere predatori è naturale' e che l'intero ambiente naturale crollerebbe se smettessimo di prendere parte alla nostra ipoteticamente giusta eredità carnivora. Spazzatura! Altri ancora presentano magniloquenti dichiarazioni scientifiche dal gergo incomprensibile per dimostrare che possiamo conservare il nostro ambiente e allo stesso tempo mangiarcelo. Che, dopo tutto, l'uccisione dell'avena, o delle alghe, o del grano, è forse tanto odiosa e dolorosa per l'organismo quanto la macellazione di una mucca. E dunque, i vegetariani non hanno alcun diritto di fare la morale.

L'illogicità, il rancore e la futilità di questa diatriba ottundono la mente e offendono i sentimenti. Gente che ha ucciso animali per tutta la vita, quando glielo si fa notare improvvisamente si erge con clamore a difendere i pomodori.

Fingere di parlare di ambientalismo senza affrontare il nostro impegno verso gli obblighi etici dell'umanità, significa ignorare il massacro, come se durante la seconda guerra mondiale ci si fosse lamentati perché "il Terzo Reich si comporta in modo sospetto dal punto di vista ambientalista", senza menzionare e senza tentare di salvare le vittime dell'Olocausto.

Sorvolare sulla più grande tragedia mai perpetrata da una specie nella storia biologica della Terra, vale a dire, la cancellazione arrogante e indiscussa della maggior parte delle altre forme di vita da parte del genere umano - perché il mangiar carne è la forma di violenza più prolungata, astuta, diffusa e senza cuore che possa esistere - appare a questo lettore come mostruosamente ignorante, ed egoista.

Un'ignoranza che maschera la sua intolleranza, egoismo, e insensibilità con la stanca logica di millenni di sfruttamento; una logica di cui si sono ora appropriati quelli tra voi che hanno paura di definirsi veri ambientalisti.

Non può esserci consapevolezza ambientale, nessuna soluzione duratura alla mutilazione ecologica attorno a noi, senza un nocciolo etico di proponimenti.

Non c'è dubbio che le specie stiano sparendo ad una velocità incalcolabile; che gli animali siano universalmente sotto assedio, che i motivi umani per questa carneficina siano troppo numerosi da diagnosticare. Dato quel che sappiamo sulla diminuzione numerica della maggior parte delle specie animali, come può una persona razionale e sensibile approvare l'abitudine di mangiar carne?

Tutto deriva dall'ingordigia, stupidità e pigrizia da parte di quanti tra voi sostengono che mangiar carne e ambientalismo sono impulsi compatibili. Non lo sono. Mangiare carne è una funzione delle papille gustative, che possono essere controllate. L'evoluzione non ci condanna. Le nostre scelte ci condannano. Non c'è alcuna biologia residua nel nostro stomaco che ci costringa ad uccidere il negoziante del quartiere per avere un pasto, non più di quanto ci richieda di macellare innocenti.

La carne non è una droga che dà assuefazione. Abbiamo la capacità di ergerci al di sopra di tutto questo, mentre altre specie non ce l'hanno. Ma tenete presente che il 98% di tutte le trasformazioni di energia sulla Terra sono il risultato di appetiti erbivori, non del mangiar carne.

Una volta che sarete davvero consapevoli di tutto questo, lo rimarrete, perché sarà diventata la vostra auto-consapevolezza, la vostra unicità etica in un mondo di cambiamenti tumultuosi. Non si dimentica come si va in bicicletta. Non si dimentica che la distruzione della foresta pluviale, della barriera corallina e degli estuari, dei pipistrelli, è una calamità; o che la guerra nucleare è la fine di tutto.

Sostenere che i mazzi di cavolfiori siano indifesi e sensibili al dolore quanto un tacchino può essere vero o meno. Non c'è dubbio sul fatto che ogni organismo vivente provi dolore. Ma quest'argomento - con tutte le sue implicazioni ancora da scoprire - è stato malignamente manipolato da coloro che intendono usarlo per invalidare tutte le distinzioni tra piante e animali, e giustificare così l'uccisione di TUTTO! Se è vero che dobbiamo sopravvivere, dobbiamo anche minimizzare la violenza: con passi ben studiati, giorno dopo giorno, come gli alcolizzati in cura, per cancellare l'assassino che è nell'uomo. Non esiste altro modo.

Chi mangia carne non ammette che in ogni uomo vi sia un assassino, non ammette questa calamità planetaria, perché non esiste alcuna legge, non è mai stato stabilito in questo Paese alcun parere legale o giuridico, che interferisse con la sua quotidiana oppressione degli animali, o che prevenisse in qualche modo l'abitudine di questi uomini ad uccidere per procurarsi la cena. L'America - così come la maggior parte della altre culture - guarda al cacciatore con fierezza, esulta alla sua efficienza e ricchezza di risorse. Spronato dall'opinione popolare, illimitato nella sua sete di sangue, chi mangia carne ha sempre avuto tutto il supporto, la pura e semplice numerosità degli altri mangiatori di carne, per sostenersi; per continuare a difendere la macellazione, ignorando beatamente i miliardi di animali che soffrono e muoiono in continuazione, ogni secondo di ogni giorno e di ogni notte. Quegli uomini, e donne, e giovani che uccidono sono più inumani di tutti gli animali.

Suggerire che, dato che gli altri animali uccidono, gli esseri umani possono farlo senza scrupoli di coscienza, significa negare il fine magico e la raison d'etre della coscienza, in primo luogo. Noi siamo pastori, noi sappiamo di più; qualcuno potrebbe dedurre che siamo l'avanguardia dell'evoluzione animale. Se così è, allora siamo responsabili della definizione di un modello di comportamento sulla Terra basato sulla temperanza e saggezza e gentilezza. Si mangia carne in modo del tutto sfrenato; un disastro ecologico, medico e spirituale per tutti.

Come ammissione di questo credo, un tempo anche troppo ovvio, la Bibbia stabilì chiaramente, 'Non uccidere'. Punto. Niente se e ma. Il mangiar carne riguarda l'uccisione di animali, non il semplice mangiar carne; uccidere in proporzioni che nessuno può iniziare a misurare o comprendere. Uccidere animali innocenti e docili le cui gole vengono tagliate in prosaiche catene di montaggio, mentre i loro corpi penzolano e si contorcono appesi per le zampe con lacci d'acciaio, e il peso dei loro cuori e polmoni terrorizzati li asfissia, mentre i macellai, seguendo il ritmo delle canzoni heavy metal provenienti dalle loro cuffiette, li affettano e polverizzano e trafiggono, li punzecchiano e li fanno bollire vivi, spesso mancandoli con le loro accette e seghetti, prima di farli fuori con lame idrauliche da boscaiolo di ogni forma e dimensione, sempre affilatissime. Le condizioni inimmaginabili, i laghi putridi di sangue profondi e avvilenti, vite sprecate, montagne di orribile sofferenza e di spregevole brutalità, scompaiono nei supermercati con l'aria condizionata e sui banchi della carne igienicamente controllati; svaniscono dentro eleganti bottiglie e contenitori fantasiosi. Così che l'America, l'assediata, si inorgoglisce dei propri protocolli per la difesa dell'ambiente, della Giornata della Terra e delle geremiadi ecologiste, delle carnevalate scientifiche, mentre anime sofferenti tutt'intorno a noi vengono mandate all'oblio in modo così crudele da far sembrare l'inferno un posto migliore.

Credete che i macelli sopra descritti siano giustificati dall'abitudine di mangiar carne? Allora, dimostratelo; fate quello che ha raccomandato il poeta Percy Shelley, e allora, solo allora, vi potrete giudicare rispetto al livello di altri predatori non umani:

'Chi difende il cibo animale dovrebbe costringersi a un esperimento decisivo per stabilirne la validità... lacerare le carni di un agnello vivo coi soli denti, e affondare la testa dentro i suoi intestini, estinguere la propria sete nel sangue fumante; quando, fresco di questa orribile azione, ritornasse agli irresistibili istinti della natura che si ergerebbero in giudizio contro di essa, e dicesse, la Natura mi ha fatto per questo genere di lavoro. Allora, e solo allora, sarebbe coerente.'*

Non ci può essere ambientalismo senza una convinzione profonda e non ambigua di quanto la vita sulla Terra sia preziosa, importante e fragile. Mangiare carne significa sputare in faccia a questo sistema di convinzioni, preferire la golosità all'attenzione e all'autocontrollo, deridere tutto ciò che le forze vitali hanno raggiunto in quattro miliardi e mezzo di anni di aspirazione biologica.

Come figli della natura, dotati di un cuore, una coscienza e un cervello, dovremmo saperlo bene; non possiamo continuare la farsa di un presunto rispetto per l'ambiente, mentre voltiamo le spalle a sette miliardi di mammiferi e uccelli condannati ogni anno a essere mangiati, solo negli Stati Uniti. I numeri non sono mai stati calcolati su scala internazionale, ma saranno sicuramente decine di miliardi di animali. Una sola catena di fast-food, tra le tante, si vanta, nei suoi cartelloni pubblicitari, di aver venduto quasi trenta miliardi di hamburger. E continua. Per queste e molte, molte altre ragioni, non prenderò mai sul serio un ambientalista - o qualsiasi altro essere umano, se è per questo - che, pur sapendo tutto questo, continui a mangiare carne.

'Non luce, ma piuttosto un'oscurità visibile, usata solo per scoprire la vista degli affanni,
Regioni di tristezza, ombre dolenti, dove la pace e il riposo non potranno mai dimorare, dove la speranza non arriva mai
Questo giunge a tutti; nient'altro che tortura senza fine...'

dal "Paradiso Perduto" di Milton.


(*) "Una riabilitazione della Dieta Naturale", in Pierce Shelley, Poesie Scelte, Prosa e Lettere (ed. A.S.B. Glover), [Londra 1951] pagg. 900-913

Il romanzo "La Legge di Felham" è pubblicato in Italia da Nuova Etica (www.NuovaEtica.org).