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Diventare vegetariani o vegani non è di per sé
difficile: una volta che si prende davvero la decisione,
si tratta solo di cambiare abitudini.
Anche magiare fuori non è particolarmente complicato,
almeno in Italia, e nei casi in cui lo diventa è un
sacrificio davvero piccolo da compiere per rimanere
leali alla proprie idee.
Il maggior problema che si riscontra sta proprio nei rapporti
con gli altri. Dipende anche molto dal modo di comportarsi
di questi "altri", da quanto ci stanno a cuore i loro
comportamenti e le loro opinioni, da quanto "forti" siamo
noi e quanto impositivi loro.
Se vi capita di avere dei problemi con le persone con
cui venite a contatto, non vi preoccupate più
di tanto, è normale, ci siamo passati tutti!
La lettura di questo articolo può essere utile non
solo ai neo o aspiranti veg*ani, ma anche a chi
non lo è e non intende (per ora!) diventarlo, per capire un po'
cosa passa per la testa di questi vegetariani, strani tipi,
e come sono visti da loro.
I genitori
Il primo problema, quando si diventa vegetariani in giovane
età (il che è la situazione più frequente), e si vive ancora
in famiglia, è il rapporto coi
genitori. Sicuramente si preoccuperanno della vostra salute
fisica, e anche a volte di quella mentale "Ma
cosa credi di fare, di cambiare il mondo da solo?", diranno.
Non è facile per una persona giovane, che dipende dai
genitori per il mantenimento, far fronte a queste obiezioni.
Si può tentare di spiegare ai genitori le nostre ragioni,
far vedere loro che non vi sono pericoli per la salute, anzi,
la salute può solo guadagnarne. Si può mostrare loro quale
varietà di piatti vegetariani e vegani si possano cucinare.
Si può parlare loro delle ragioni etiche della nostra scelta,
e spiegare che, no, da soli non cambieremo il mondo, ma
assieme ad altri forse sì. Mostrare loro quanti vegetariani
ci sono in Italia, e nel mondo. Per far vedere che non
siamo "matti" affatto. A volte si convincono, altre no,
e continueranno, più o meno di frequente, a proporvi
"una bella bistecca", o arrivare a nascondervi della carne nei piatti
che mangiate. E a cercare di farvi sentire in colpa,
non si capisce bene per che cosa.
Ebbene, in questi casi la cosa importante è avere la
certezza interiore di voler continuare per la propria
strada di nonviolenza verso gli animali. In questa ottica,
tutti questi problemi saranno solo delle piccole seccature
da affrontare, ma nulla di veramente grave. Tutto dipende dalla
propria forza interiore, e da nient'altro. Nessuno vi potrà
mai davvero costringere a tornare sui vostri passi.
Gli amici e i colleghi di lavoro
Altri problemi possono nascere dai vostri amici. Le reazioni
possono essere varie: da una leggera ipocrita ammirazione
"Che bravo, lo farei
anch'io, ma mi piace troppo il prosciutto", a un blando
avvicinamento amichevole "Eh sì, ma anch'io è da un po' che mangio poca
carne" (tipico - se tutte le dichiarazioni di questo tipo fossero
vere, le macellerie sarebbero semivuote), all'indifferenza,
all'ostilità più o meno accesa.
I casi di ostilità sono ovviamente i più difficili da
trattare: rispondere per le rime, fare i "superiori" o
fare gli "happy vegan" tutti dolcezza e sorrisi disarmanti?
La scelta dipende molto dal proprio carattere, e occorre provare
quale sia la strategia migliore.
Le reazioni ostili sono tipicamente dettate da una reazione di difesa da
parte del carnivoro di turno, che ha paura, più o meno
consciamente, di veder messa in discussione la propria
supremazia sugli animali, oppure che, in generale, ha paura
del "diverso".
A seconda della ragionevolezza della persona, e dal
rispetto reciproco, si può in questi casi tentare un
dialogo, non per giustificarsi (questo mai, non abbiamo
niente di cui giustificarci, casomai il contrario), ma per
spiegare e far comprendere. Le domande che vi sentirete porgere
sono sempre più o meno le stesse, quindi vi sarà utile consultare
la sezione Domande e risposte.
In casi di muro-contro-muro,
è meglio lasciar perdere, per non inasprire ancora di
più la posizione dell'interlocutore. I motivi che hanno
fatto nascere e continuare l'amicizia, vanno a questo punto
rivalutati alla luce di queste reazioni. La scelta di
vita veg*ana è qualcosa di importante, perché è il
risultato di tutta una serie di considerazioni e riflessioni
profonde, quindi è chiaro che possa influenzare il vostro
rapporto con i vostri amici. O ex-amici.
Se gli amici troppo ostili (e quindi, probabilmente,
non veri amici) possono diventare "ex", con i colleghi
la questione non è altrettanto facile, perché siete
costretti a stare ogni giorno a contatto con loro, magari
anche a pranzare con loro. Occorre in questi casi stabilire
dei limiti ben precisi: d'accordo parlarne se c'è un
vero e sincero interesse, ma se il "parlarne" diventa un bel
giochetto chiamato "punzecchiare e tormentare il vegetariano",
occorre prendere le distanze
e non permettere loro di prendersi troppe confidenze.
In alcuni casi la possibilità di stuzzicare un "diverso"
fa rinascere in alcune persone il bambino prepotente che
si diverte a tormentare i più deboli. In questo caso,
fate vedere che non siete deboli affatto. Potete, anche qui,
optare per un comportamento disarmante alla "happy vegan"
oppure far loro capire che disprezzate il loro comportamento
infantile.
Medici e istituzioni
Mangiare nelle mense pubbliche o aziendali può in taluni casi
creare delle difficoltà, perché viene imposta una dieta
carnea, con possibilità di scelte vegetariane o vegane
davvero minime. In questo caso occorre organizzarsi per
richiedere che vengano introdotti nel menu un maggior numero
di piatti senza ingredienti animali.
Drammatico è invece a volte il rapporto coi medici,
perché quando si ha a che fare con questa categoria di persone
si è sempre in un momento di bisogno, e quindi si è più
deboli, ed inoltre la loro figura, circondata di autorità,
può intimidire. E dato che la quasi totalità dei medici
non è assolutamente informata sui principi basilari dell'alimentazione
vegetariana (e ancor meno di quella vegana),
è sempre una lotta aver a che fare con loro.
Una persona ben informata e sicura di sé non si farà
intimidire, ma per chi è vegetariano da poco, e non conosce
molte altre persone che abbiano fatto la sua stessa scelta
e dalle quale sentirsi rassicurato, può essere davvero difficile
contrastare l'autorità del medico che gli sta di fronte.
L'avversione alla dieta vegetariana, dettata più da
motivi di "tradizione" e dal "buon vecchio senso
comune", che da solidi motivi scientifici, è spesso presente
anche in buona fede, perché il medico è sinceramente convinto
della insalubrità di questa dieta.
Così, se un vegetariano si ammala o ha
qualche problema di salute, spesso e volentieri il medico, anziché
occuparsi seriamente del suo problema, dichiara che
"la colpa è della dieta vegetariana".
Ovviamente, esistono anche medici rispettosi delle
scelte dei loro pazienti, e meglio informati, ma
il caso sopra descritto è abbastanza frequente.
Che fare in questi casi? Preparare una bella documentazione
da portare al medico affinché si informi, e consigliargli
di visitare il sito di Società Scientifica di Nutrizione
Vegetariana (www.scienzavegetariana.it), i cui soci sono appunto medici e nutrizionisti
favorevoli all'alimentazione vegetariana.
Mangiare con gli altri
Un momento particolare nei rapporti sociali (scelti o imposti)
è quello dedicato ai pasti. Mentre un carnivoro non sarà
certo disturbato dal vedere una persona che mangia vegetali,
un vegetariano può avere parecchi problemi a stare accanto a
qualcuno che si nutre dei corpi di animali ammazzati (ovviamente
se le ragioni del vegetarismo sono etiche e non salutistiche).
Questo però succede di solito dopo anni di vegetarismo, all'inizio
il problema non si pone, perché si è del tutto abituati a
essere circondati di carnivori.
Se invece il problema sussiste,
per quanto riguarda i pranzi coi colleghi durante i giorni
lavorativi, potete scegliere se sopportare in silenzio, o
mangiare per conto vostro, dipende se vi piace o meno
mangiare da soli. Questa scelta può avere degli svantaggi,
perché presenta il vegetariano come un "asociale", a chi non
sa leggere i reali motivi di questo "strano comportamento",
quindi va usata con attenzione.
Con gli amici, potete chiedere loro di non mangiare animali
in vostra presenza, oppure rinunciare a uscire a cena con loro,
oppure invitarli a casa vostra a gustare prelibatezze vegane.
Con i parenti, durante le "feste comandate" è ancora
più difficile, e sta a ciascuno di noi trovare un
"giusto mezzo" per non star troppo male e non troncare
ogni rapporto. Potete anche scegliere di passare le feste
con altri amici vegani anziché coi parenti, almeno finché
questi ultimi non decideranno di rispettare la vostra
sensibilità.
"Evangelizzazione"
Una volta diventati veg*ani si pone la scelta se "evangelizzare"
le persone che ci circondano, per convincerle a diventare vegetariane
e vegane, oppure rinunciare a quest'opera di sensibilizzazione.
Da un lato, non va bene fare troppo i "rompiscatole" con gli altri,
sennò non ci staranno più a sentire, dall'altro è inevitabile
sentirsi in colpa nel rinunciare a far cambiare abitudini a
chi ci circonda.
Questo problema non si pone per chi compie la scelta veg*ana
solo per ragioni di salute: lo fa per se stesso, e quindi
non c'è alcun motivo per voler convincere gli altri a fare
lo stesso, a meno che non si tratti di persone la cui
salute gli sta a cuore. Ma se la scelta è di tipo etico, non ci basta
seguirla, occorre che anche gli altri la seguano, perché
il nostro intento è quello di minimizzare la sofferenza
degli animali, e/o gli effetti sull'ambiente, e quindi il
diffondere questo stile di vita diventa un dovere.
Il rapporto tra veg*ani e non, è in questo caso molto sbilanciato:
a un non veg*ano viene da dire "Ma lasciami vivere come voglio,
io ti lascio seguire la tua scelta, tu lasciami seguire la
mia!". Ma il problema è che, mentre la nostra scelta di non
uccidere non va a nuocere i suoi interessi, la sua nuoce
gravemente i nostri: è nostro primario interesse che gli
animali non muoiano, e che l'ambiente non venga distrutto.
Perciò è comprensibile che la nostra reazione sia molto
più "passionale", e che non possiamo seguire la massima del
"vivi e lascia vivere", perché "lasciar vivere" chi mangia
gli animali significa "lasciar morire" gli animali stessi,
e quindi il vero "vivi e lascia vivere" lo possiamo mettere
in pratica solo non lasciando affatto in pace i carnivori!
Detto questo, sta a ciascuno scegliere i modi e i luoghi
per diffondere il veg*anismo. Anche il semplice esempio
quotidiano, il mostrare che viviamo benissimo, mangiamo
con piacere e stiamo bene, è un messaggio positivo trasmesso
agli altri. Se non ce la sentiamo di parlare coi nostri
colleghi, amici e parenti di questo argomento, può bastare
questo. Possiamo invece impegnarci in altro modo per
la diffusione del veg*anismo, diventando attivisti.
A volte è più facile parlare con sconosciuti a un tavolo
informativo, o scrivere a chi non si conosce, piuttosto
che parlare con le persone che vediamo ogni giorno.
Se invece siamo disposti a parlare della nostra scelta
con chi circonda, vi sono vari modi: il modo "super-intellettuale",
che dimostra col ragionamento logico l'opportunità del
veg*anismo. Il modo "empatico", che fa leva sulla
sofferenza degli animali.
Il modo "happy vegan", che mostra le ragioni del veg*anismo
in mezzo a sorrisi amichevoli ma imperturbabili.
A ognuno il suo!
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