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Secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, l'Europa
è in grado di produrre abbastanza vegetali da nutrire
tutti i suoi abitanti, ma non i suoi animali.
Solo il 20% delle proteine vegetali destinate agli animali d'allevamento
proviene dall'interno, il resto viene importato dai paesi
del sud del mondo, impoverendoli ulteriormente,
e sfruttando le loro risorse ambientali.
Ad esempio, l'Etiopia, paese in cui la morte per fame è
all'ordine del giorno, anche durante i periodi di carestia
esportava semi oleosi per il consumo animale, anziché
destinare lo stesso suolo a coltivazioni per il consumo umano
diretto.
Il Brasile conta 16 milioni di persone
malnutrite. Ed esporta 16 milioni di
tonnellate di soia per mangimi animali -1000
kg di soia l’anno per ogni individuo
malnutrito. Inoltre vende all'estero carne bovina e animali vivi.
Le coltivazioni di soia prendono il posto di quelle di mais
e fagioli neri destinati all'alimentazione locale, facendo
così aumentare i prezzi e facendone diminuire la disponibilità.
In Colombia, 40 milioni di ettari sono lasciati a pascolo
dai latifondisti per allevare animali, mentre solo 5 milioni
sono coltivate da piccoli agricoltori.
Il Messico coltiva una quantità sempre maggiore di
sorgo a uso animale: 25 anni fa, il bestiame consumava il
6% della produzione totale di cereali, oggi
più del 33%. In un paese in cui milioni di persone
soffrono di denutrizione cronica.
L'India, paese vegetariano per tradizione, sta iniziando
a occidentalizzarsi e a consumare più carne, ed inoltre
esporta il 75% della carne che produce (anche se
non bovina) nei 50.000 macelli nati negli ultimi anni.
I prodotti animali che il sud del mondo esporta verso il
nord provengono sempre da allevamenti intensivi di pochi ricchi
proprietari, o da allevamenti estensivi dei grandi latifondisti,
che arricchiscono poche persone, impoveriscono l'ambiente naturale
e affamano la popolazione locale.
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