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I pesci spesso non sono nemmeno considerati "animali",
occupano un gradino ancora più basso nella scala dell'umana
compassione. La prova di tale bassa considerazione è che non si dice mai "i pesci",
ma "il pesce". Un nome collettivo, a indicare la
mancanza di una minima considerazione per la loro individualità
e sofferenza.
Eppure, i pesci provano dolore, molti di loro hanno
sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente
intelligenti e capaci di compiere attività elaborate.
Un terzo dei pesci pescati in tutto il mondo viene ributtato
in mare dopo morto, perché "di scarto", in quanto
appartiene a specie considerate non commestibili, ma, si sa,
le reti rastrellano tutto.
Oltre ai pesci pescati in mare, si va diffondendo sempre di
più l'acquacoltura, cioè l'allevamento intensivo
di pesci, in cui questi animali vengono tenuti in spazi ristrettissimi,
dove soffrono per lo stress e l'infelicità.
Anche le aragoste vengono allevate in batteria, per finire
poi bollite vive nelle pentole dei consumatori.
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| I pesci non possono farci
sentire le loro grida di dolore |
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