| Nel 1999
il 23% della spesa annua dell'Unione Europea è stata
destinata a sovvenzioni al settore zootecnico (carne e latte),
a cui va aggiunta una buona parte del 44,2% del sostegno alle
coltivazioni, destinate soprattutto al consumo
animale (cereali, semi oleosi, proteaginose).
In periodi di crisi, le sovvenzioni aumentano a dismisura: ben
lungi dal punire gli allevatori responsabili di epidemie quali
"mucca pazza", influenza aviaria, afta, ecc., lo Stato
e la Comunità Europea elargiscono loro generose ricompense.
Nei primi sei mesi del 2001 l'Italia ha stanziato 900 miliardi
per l'emergenza BSE.
In pratica, il guadagno di allevatori e agricoltori deriva
solo dalle sovvenzioni, cioè dalle tasse dei cittadini:
infatti nell'industria il guadagno è mediamente del
30% sul Prodotto Lordo Vendibile, e le sovvenzioni ad allevatori
e agricoltori superano questa cifra.
Le sovvenzioni sono distribuite "a pioggia", non
in modo ragionato, e questo porta ancora una volta i grandi
produttori, e non i piccoli, ad avvantaggiarsi.
Va sottolineato anche che, in ogni paese in cui si manifesta
una malattia o una epidemia negli animali, i produttori reagiscono
con la richiesta di immediati interventi statali per compensare
le perdite. Le richieste sono sempre molto elevate, i danni
vengono valutati in miliardi di euro. Di contro, l'imposizione
fiscale su queste categorie risulta sempre molto bassa: per
gli allevatori, quando i soldi sono in uscita, sotto forma
di tasse da pagare, gli affari vanno sempre "male",
quando vi sono delle perdite il giro d'affari viene invece
sempre dichiarato molto consistente.
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