|
Oltre alle deiezioni, occorre smaltire tutte le parti di
"scarto" degli animali uccisi.
In caso di epidemie, vengono bruciati, o seppelliti (vivi
o morti) milioni di animali. La cremazione richiede una grande
quantità di combustibile ed emette fumi inquinanti
e tossici (compresa la diossina). La sepoltura contribuisce
all'inquinamento delle fonti d'acqua e all'inquinamento da
antibiotici
(di cui gli animali sono imbottiti).
Ma anche nel "normale processo produttivo" viene
prodotta un'enorme quantità di scarti non utilizzabili:
la testa, i visceri, gli zoccoli, il contenuto dell'intestino,
le cartilagini, le piume, le ghiandole, sono parti che non
vengono normalmente usate.
Fino a poco tempo fa venivano essiccate e tritate in farine
carnee che venivano
aggiunte ai mangimi degli animali erbivori, ma ora, dopo il
caso "mucca pazza", questo non è più
possibile (almeno, non lo è legalmente) e quindi vengono
stoccate, con conseguente spreco di spazio e denaro pubblico.
Altri sottoprodotti sono usati dall'industria.
Ad esempio la pelle è usata nell'industria conciaria,
che è una delle più inquinanti che esistano:
le concerie sono responsabili dell'acidificazione di vasti
territori agricoli e rendono non potabili le acque della zona
in cui sorgono, oltre a essere estremamente dannose per la
salute dei lavoratori.
|