L'abuso di prodotti chimici per l'agricoltura
nei paesi più "sviluppati" è evidente
dai dati statistici:
in Germania, Giappone, Gran Bretagna, se ne usano più
di 300 kg per ettaro, in Italia 104, mentre i consumi scendono
a 35 in Cina, a 22 in Messico, a 7 in Bangladesh e a 1 in Nigeria.
I prodotti chimici comprendono fertilizzanti, pesticidi (che
uccidono gli insetti nocivi per le colture) ed erbicidi (che
uccidono le piante nocive): tutti inquinano il suolo, l'acqua
e il cibo stesso.
Dal 1945 ad oggi il consumo di pesticidi è decuplicato,
mentre i danni provocati dagli insetti alle colture è
raddoppiato.
Non si tratta però di un problema legato all'agricoltura
in sé e per sé, ma all'agricoltura finalizzata
all'allevamento di animali: per quanto riguarda gli erbicidi,
ad esempio, è indicativo il fatto che l'80% di quelli
usati negli USA viene utilizzato nei campi di mais e di soia
destinati all'alimentazione degli animali.
Il massiccio uso di fertilizzanti è dovuto soprattutto
alla pratica della monocoltura, che risulta conveniente in
quanto consente una industrializzazione spinta:
vengono standardizzate le tipologie di intervento, i macchinari
agricoli, le competenze e i tempi di lavoro. Se anziché
alla monocoltura i suoli fossero destinati a coltivazioni
a rotazione per uso diretto umano, non sarebbero necessari
prodotti chimici, perché il suolo rimarrebbe fertile.
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